C’è un filo che unisce l’intervento del Ministro della Salute Orazio Schillaci e le parole di Silvestro Scotti, segretario generale FIMMG, al 83° Congresso Nazionale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, in corso a Villasimius, in provincia di Cagliari.
Si incontrano qui una visione politica, un’urgenza organizzativa e un’identità professionale in cerca di riconoscimento: tutte convergono in un punto fermo, la consapevolezza che la riforma della sanità territoriale non può più aspettare. La sfida che il Governo e la categoria si trovano davanti è duplice: garantire ai cittadini un’assistenza di prossimità, capillare e continua, e al tempo stesso preservare il valore professionale e umano della medicina generale, che resta la prima porta d’ingresso del cittadino nel Servizio Sanitario Nazionale.
Schillaci: «Investimenti e riorganizzazione»
Nel suo intervento inaugurale, il Ministro Orazio Schillaci ha richiamato il senso profondo del cambiamento in corso: «Prossimità, domiciliarità, telemedicina non sono concetti astratti — ha detto — ma le leve sulle quali stiamo spingendo per dare risposte concrete ai cittadini. Siamo innanzi a un importante cambiamento demografico, sociale ed epidemiologico: non possiamo fermarlo, ma possiamo governarlo solo rafforzando l’assistenza territoriale».
Le parole del ministro trovano conferma nella recente intervista al Corriere della Sera, dove Schillaci ha annunciato una manovra sanitaria da oltre 6,5 miliardi di euro. Un piano che guarda al futuro con pragmatismo: l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche richiedono una sanità riorganizzata, capace di mettere al centro il medico di medicina generale come garante di prossimità, continuità e sostenibilità delle cure.
«Il rinnovamento della sanità territoriale che stiamo determinando con le risorse del PNRR è un’occasione che non si ripresenterà più — ha aggiunto — ed è l’unica strada per intercettare i nuovi bisogni di salute, riducendo il ricorso improprio al pronto soccorso e rafforzando la funzione di filtro della medicina del territorio».
Schillaci ha inoltre ribadito l’impegno del Governo per una medicina accessibile sette giorni su sette, attraverso le Case di Comunità e le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), strutture che permetteranno ai cittadini di trovare, in un unico luogo, medici di famiglia, specialisti e operatori sanitari. «Non è realistico pensare — ha osservato — che un singolo professionista possa da solo soddisfare una domanda di salute in continua crescita. Le AFT sono il luogo dell’integrazione, accanto alle Case di Comunità, per garantire assistenza H12 e in prospettiva H24».
Scotti: «Medicina di iniziativa e generazione Z»
Nel suo intervento, Silvestro Scotti ha scelto di parlare non solo alla categoria, ma al futuro della medicina di famiglia. Lo ha fatto con una metafora che riassume la missione del medico di base nel mondo che cambia: essere fari, non fanali.

Ma accanto alla poesia dell’immagine, Scotti ha portato un messaggio politico e operativo: la riforma della medicina territoriale deve affrontare i problemi reali, non perdersi in una narrazione che sposta il dibattito senza risolverli.
«Se vogliamo ridurre gli accessi nei pronto soccorso — ha avvertito — non dobbiamo creare strutture di serie B. L’unico modo vero in cui la medicina del territorio può fare filtro è con una medicina di iniziativa, forte di dotazioni strumentali, applicata su una popolazione stratificata per rischio con gli strumenti informatici già in nostro possesso, che selezioni i pazienti prevenendo gli scompensi che potrebbero portarli a una richiesta di secondo livello, sia essa un accesso in pronto soccorso, sia essa un contributo all’aumento delle liste d’attesa».
È una visione che intreccia responsabilità clinica, capacità organizzativa e consapevolezza sociale. Scotti non parla di un ritorno al passato, ma di un salto culturale che deve coinvolgere anche le nuove generazioni.
«Non possiamo ignorare che la generazione Z, parte ormai essenziale del nostro ricambio generazionale, cerca un mercato del lavoro dinamico, flessibile e in costante evoluzione — ha osservato. — La transizione tecnologica ha trasformato il concetto stesso di lavoro, rendendo sempre più difficile prevedere cosa sarà il futuro professionale».
Nelle parole di entrambi si ritrova una visione comune: quella di una sanità che, per tornare efficiente, deve prima di tutto tornare umana. Il futuro del sistema passa da qui, dalla capacità di rimettere al centro il rapporto tra medico e paziente, e da parole profonde come prossimità, fiducia e cura.
