Centri di salute mentale: le raccomandazioni della Società Italiana di Scienze Infermieristiche in Salute Mentale SISISM per il primo accesso


Foto dell'esterno di centri di salute mentale

Nei centri di salute mentale, appropriatezza, sicurezza e qualità dell’accoglienza al primo accesso sono al centro delle nuove raccomandazioni di buona pratica clinico-assistenziale. Il 10 ottobre 2026 si è celebrata la Giornata mondiale della Salute Mentale, promossa dalla World Federation for Mental Health. Una giornata che ogni anno si caratterizza per un tema specifico di approfondimento. Nel 2025 il tema è stato “Accesso ai servizi – Salute mentale in caso di catastrofi ed emergenze”, nel 2026 è “Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento”. Un tema forte che oltre a richiamare l’importanza dell’ascolto delle persone con disagio psichico e dei loro familiari, sottende in modo inequivocabile il valore dell’accoglienza per promuoverlo e farlo con continuità.

È proprio in questa direzione che si collocano le Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale elaborate dalla Società Italiana di Scienze Infermieristiche in Salute Mentale (SISISM) – come capofila – insieme ad altre Società di professionisti, cittadini, famiglie e utenti. Pubblicate il primo ottobre 2026 sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità hanno lo scopo di promuovere appropriatezza, sicurezza e qualità dell’accoglienza e della valutazione infermieristica degli utenti al primo accesso nei Centri di Salute Mentale (CSM) territoriali. Come si legge nell’abstract della pubblicazione la “fase dell’accoglimento rappresenta un momento ad elevata complessità clinica, relazionale e organizzativa”. Ne abbiamo parlato con Cesare Moro Presidente della SISISM.

Accoglienza nei centri di salute mentale: il valore del primo accesso

Perché questa fase rappresenta un momento ad elevata complessità clinica, relazionale e organizzativa? 

Il primo accesso a un Centro di Salute Mentale non è mai un passaggio neutro. È il momento nel quale una persona, spesso in una condizione di sofferenza, porta una domanda che non sempre è già definita o facilmente esprimibile. Accanto ai sintomi possono esserci paura, disorientamento, difficoltà familiari e sociali, ma anche aspettative e risorse che devono essere riconosciute. Per questo l’accoglienza non può essere ridotta a una funzione amministrativa o alla semplice raccolta di informazioni: è già un atto di cura.

Foto di Cesare Moro, Presidente della SISISM
dr. Cesare Moro – Presidente della SISISM

La complessità clinica deriva dalla necessità di cogliere precocemente bisogni, condizioni di rischio, urgenze e priorità assistenziali. Quella relazionale riguarda la capacità di costruire, fin dal primo incontro, una relazione fondata sull’ascolto, sul rispetto e sulla partecipazione della persona. La complessità organizzativa nasce invece dalla necessità di trasformare ciò che emerge dall’incontro in un percorso concreto, garantendo accessibilità, appropriatezza, continuità e integrazione con l’équipe e con la rete dei servizi.

La qualità del primo incontro può condizionare il rapporto successivo con il servizio. Una persona che si sente ascoltata e riconosciuta è più facilmente nelle condizioni di partecipare al proprio percorso di cura. Per questo abbiamo ritenuto necessario definire riferimenti condivisi, affinché l’accoglienza rappresenti una pratica professionale riconoscibile e di qualità.

Dr. Moro che cosa definiscono le raccomandazioni che avete elaborato?

Le Raccomandazioni definiscono un quadro di buona pratica per l’accertamento e la valutazione infermieristica della persona al primo accesso nei CSM territoriali. Non abbiamo voluto costruire un protocollo rigido, ma individuare riferimenti capaci di orientare la pratica e, nello stesso tempo, di rispettare le caratteristiche delle persone e dei diversi contesti organizzativi. Nei servizi di salute mentale esistono modalità organizzative e pratiche professionali differenti. Le Raccomandazioni cercano di ridurre una variabilità che, quando eccessiva, può tradursi in differenze nella qualità dell’accoglienza e della valutazione. Definire alcuni elementi comuni significa garantire alla persona che accede a un CSM standard essenziali di appropriatezza, sicurezza e qualità. Dietro questi aspetti vi è una precisa idea di servizio: un CSM accessibile, capace di accogliere la domanda senza frammentarla e di costruire continuità. Standardizzare alcuni elementi non significa standardizzare la persona. Significa garantire che aspetti essenziali non vengano trascurati, lasciando alla competenza professionale la capacità di adattare la valutazione alla storia, ai bisogni e alle risorse di chi abbiamo di fronte.

Il ruolo dell’infermiere tra valutazione e recovery

Quale è il ruolo dell’infermiere nell’identificazione dei bisogni assistenziali, ma anche nell’orientamento ai servizi e nella promozione di un approccio centrato sulla persona e orientato alla recovery?

L’infermiere ha un ruolo centrale perché, in molti CSM, è tra i primi professionisti che la persona incontra. Ma sarebbe riduttivo leggere questo ruolo soltanto in termini di “primo contatto”. L’accertamento infermieristico consente di raccogliere e interpretare informazioni, identificare bisogni e priorità, riconoscere eventuali elementi di rischio e, contemporaneamente, comprendere come la persona vive la propria situazione, quali risorse possiede, quali relazioni sono significative e quali obiettivi considera importanti. È una funzione clinico-assistenziale che richiede competenze specifiche. La relazione, in salute mentale, non è qualcosa che si aggiunge alla valutazione: ne è parte integrante. Ascoltare significa saper cogliere ciò che la persona esprime oltre il sintomo e costruire con lei una prima lettura condivisa della domanda.

Da qui nasce anche la funzione di orientamento. L’infermiere contribuisce a rendere comprensibile il funzionamento del servizio, facilita l’accesso alle risorse disponibili e favorisce la continuità con gli altri professionisti e con la rete territoriale. Quando appropriato, anche il coinvolgimento della famiglia e dei caregiver diventa parte di questo processo, nel rispetto della volontà e dei diritti della persona. L’orientamento alla recovery significa spostare lo sguardo dalla sola malattia alla persona e al suo progetto di vita. Vuol dire non chiedersi soltanto “che problema ha?”, ma anche “che cosa è importante per lei, quali capacità e risorse possiede, che cosa può aiutarla a recuperare autonomia, partecipazione e possibilità di scelta?”. Questo cambia concretamente il modo di accogliere e di valutare.

Undici le raccomandazioni elaborate…

Sì, undici raccomandazioni che guardano all’accoglienza nella sua interezza. Si parte dall’organizzazione del processo e dalle competenze comunicativo-relazionali, per affrontare l’utilizzo di strumenti standardizzati di valutazione e della scheda di primo contatto, la gestione delle situazioni di urgenza ed emergenza, il consenso e la trasparenza, la continuità informativa e l’handover. Un’attenzione specifica è riservata alla percezione che la persona ha del proprio problema, al coinvolgimento dei caregiver e della rete, al setting e ai tempi dell’accoglienza, fino alla documentazione e all’audit clinico. Ma credo che il punto più importante non sia il numero delle raccomandazioni. È il messaggio che le attraversa: l’accoglienza non è una fase preliminare alla cura, è già cura. E proprio perché è cura deve essere pensata, organizzata, sostenuta da competenze professionali e sottoposta a valutazione.

Con queste Raccomandazioni abbiamo cercato di mettere a disposizione dei professionisti e dei servizi uno strumento concreto, capace di ridurre la variabilità delle pratiche senza ridurre la capacità di personalizzare l’assistenza. Ora si apre forse la parte più importante del lavoro: accompagnare le Raccomandazioni nei servizi, promuoverne la conoscenza e l’utilizzo e verificare nel tempo quanto riescano a incidere realmente sulla qualità dell’accoglienza nei CSM. Perché una buona pratica acquista valore quando entra nella quotidianità professionale e produce un cambiamento riconoscibile per le persone che incontrano i nostri servizi.

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Tipo di revisione: Editoriale

Verifica: Articolo verificato da un esperto

Ultima revisione: 14.10.2026

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