I numeri hanno purtroppo spento l’entusiasmo di qualche mese fa, quando al concorso per accedere al corso triennale di medicina generale — con 481 posti a disposizione — erano arrivate oltre 600 domande. Oggi arriva la doccia fredda: si sono presentati soltanto 310 nuovi medici.
Una riflessione è doverosa: sulla scelta pesa l’incertezza che avvolge la professione nei prossimi anni, in uno scenario che sembra privilegiare attività sempre più spersonalizzate e in cui manca qualsiasi valorizzazione del medico di famiglia libero professionista, dotato di un proprio studio organizzato con personale amministrativo, infermieri e strumenti diagnostici, quale primo riferimento per la popolazione.
Pur riconoscendo l’importanza del collegamento e della presenza del medico di famiglia nelle Case di Comunità, il messaggio che è passato è quello di una progressiva assimilazione della figura del medico di famiglia nell’area sempre più spersonalizzata del pubblico impiego.
È il commento di Anna Pozzi, segretaria regionale della FIMMG Lombardia:
«Se a livello regionale non si apre un confronto volto a potenziare l’attività degli studi medici diffusi nei quartieri delle città e in tutto il territorio, la fine della figura del medico di famiglia sarà inevitabile. Stiamo analizzando, non senza preoccupazione, le proposte provenienti dalla Direzione Generale Welfare in vista di un incontro di trattativa programmato per il 27 ottobre, e stiamo raccogliendo le osservazioni provenienti da tutte le nostre sezioni provinciali.»