Al Congresso EADV 2026 di Vienna, i dermatologi mettono in guardia dalle routine di bellezza virali: poche indicazioni di sicurezza, nessun dermatologo tra gli autori e troppi rischi per la salute degli utenti.
Una pelle liscia, idratata e luminosa, quasi trasparente: è la cosiddetta glass skin, la «pelle di vetro» simbolo della skincare coreana e fenomeno globale sui social, in particolare su TikTok, dove le routine di bellezza raccolgono ogni giorno milioni di visualizzazioni. Consigli dettagliati su cosmetici e pratiche beauty, amatissimi dal pubblico ma, secondo uno studio presentato al Congresso 2026 dell’Accademia europea di dermatologia e venereologia (EADV), decisamente poco affidabili.
L’analisi dei contenuti
In uno dei primi studi di questo tipo, i ricercatori hanno analizzato i video TikTok più popolari su skincare coreana e glass skin, individuati attraverso cinque parole chiave. Per ridurre l’effetto dell’algoritmo hanno usato un profilo neutro, senza alcuna attività precedente. Esclusi i risultati meno pertinenti, sono stati selezionati e valutati 38 video, in base ad affermazioni dermatologiche, informazioni di sicurezza, qualità e l’affidabilità.
È emerso un quadro preoccupante: quasi il 95% dei video conteneva almeno un’affermazione potenzialmente fuorviante; l’84% non teneva conto dei diversi tipi di pelle; il 45% promuoveva combinazioni eccessive di principi attivi senza avvertenze adeguate, mentre un terzo dei risultati prometteva risultati immediati.
Rischi concreti in nome di una pelle perfetta
«Ciò che ci ha sorpreso di più è stata l’omissione sistematica delle informazioni di sicurezza di base», racconta Maria Lúcia Paysano, specializzanda presso l’Università di Rio de Janeiro e prima autrice dello studio. «Solo uno dei 38 video menzionava il rischio di irritazione, solo due parlavano di protezione solare, nessuno citava il rischio di dermatite da contatto e nessuno consigliava di consultare un dermatologo».
Tutti i video sono risultati inaffidabili o poco affidabili, e nessuno citava una fonte esterna. Quasi l’82% era stato realizzato da influencer senza formazione medica, l’11% da marchi di cosmetici e l’8% da altri creator del settore beauty. Nessuno era opera di un dermatologo.
«I dati mostrano un divario enorme tra la popolarità dei contenuti e la qualità delle informazioni», sottolinea la ricercatrice. «Seguire queste routine senza indicazioni personalizzate può causare irritazioni, esfoliazione eccessiva, riacutizzazioni dell’acne o danni alla barriera cutanea, soprattutto quando si combinano più principi attivi».
Le conseguenze negli ambulatori
Gli effetti reali delle mode social emergono da un secondo studio presentato allo stesso congresso, condotto da un gruppo dell’ospedale universitario Mohammed VI di Oujda, in Marocco. I ricercatori hanno seguito 94 pazienti con un disturbo della pelle comparso o peggiorato dopo l’uso di prodotti cosmetici o dermatologici promossi sui social.
I prodotti più spesso chiamati in causa erano gli esfolianti chimici a base di alfa-idrossiacidi o beta-idrossiacidi (34% dei casi), seguiti dai retinoidi da banco (27%), dai sieri alla vitamina C (14%) e dai prodotti con niacinamide (11%). Quasi la metà dei pazienti (48%) aveva adottato routine complete ispirate ai social, e il 63% usava contemporaneamente più di tre principi attivi.
«A colpirci non è stata la popolarità di questi prodotti, quanto il modo in cui venivano usati», spiega la prima autrice, Ouissal Hormi. «Molti pazienti riproducevano routine complesse con diversi principi attivi insieme, spesso seguendo i consigli di influencer senza alcuna formazione medica».
Le reazioni più frequenti vanno dalla dermatite irritativa da contatto (42%) alla comparsa o al netto peggioramento dell’acne (28%), fino a riacutizzazioni di rosacea o dermatiti simili (12%), macchie scure post-infiammatorie (11%) e ustioni chimiche superficiali (7%). «Combinare diversi principi attivi può irritare eccessivamente la barriera cutanea, poiché gli effetti dei vari principi attivi si sommano», spiega Hormi. «Il nostro messaggio è semplice: virale non significa necessariamente sicuro, validato o adatto a tutti».
Non è sempre colpa della skincare
I ricercatori precisano che il problema non è la cosmesi coreana in sé. Il rischio nasce quando principi validi, come una detersione delicata, l’idratazione e la cura della barriera cutanea, vengono trasformati sui social in routine virali uguali per tutti e prive delle necessarie informazioni di sicurezza.
«I consumatori dovrebbero diffidare dei contenuti che promettono risultati immediati o universali», raccomanda Paysano. «Chi ha già un problema della pelle, sviluppa un’irritazione o non è sicuro che una routine sia adatta a sé dovrebbe rivolgersi a un dermatologo». Un invito rivolto anche ai colleghi: «Invece di liquidare le tendenze dei social, noi dermatologi dovremmo partecipare alle conversazioni online e contribuire con un’informazione accurata, accessibile e coinvolgente».
I dermfluencer restano in svantaggio
In realtà, nel mare magnum dei contenuti virali a tema beauty, non mancano i “dermfluencer”, medici specializzati che si occupano di divulgazione online. Ma nonostante gli oltre 21 milioni di follower complessivi tra TikTok e Instagram del dottor Muneeb Shah – @dermdoctor o @doctorly, il dermatologo più seguito della storia dei social – e il discreto seguito di altre centinaia di professionisti attivi online, persiste un problema di proporzioni.
Tra i 150 video più popolari con l’hashtag #acne, analizzati in uno studio pubblicato nel 2025 sull’Australasian Journal of Dermatology, solo l’11% era opera di medici. In un’altra analisi del 2025, uscita sul Journal of Cosmetic Dermatology e dedicata ai 50 video più visti sull’iperpigmentazione, i dermatologi avevano prodotto il 14% dei contenuti, contro il 76% realizzato da creator senza una formazione specifica. Nonostante la qualità superiore, i video dei medici raccoglievano in media circa 300.000 visualizzazioni, contro le oltre 1,2 milioni di quelli basati su esperienze personali. Partecipare alla conversazione, insomma, sembra non essere abbastanza: l’obbiettivo è diventato cambiarne le regole riportando la salute al centro.