Rubrica Salute dei piccoli

Virus Respiratorio Sinciziale: il ruolo dei social e i dubbi delle mamme…


Una mamma con un bambino che cerca informazioni nel laptop sui virus respiratori

Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è un virus molto diffuso che, come per il virus dell’influenza, provoca epidemie annuali. La sintomatologia, in genere, si esaurisce in circa una settimana anche senza cure mediche, purtroppo però, nei primi sei mesi di vita, il voris può causare bronchiolite e, nei casi più gravi, può essere fatale. 

Nel novembre 2024, l’Italia ha reso disponibile una nuova forma di protezione: il Nirsevimab, un anticorpo monoclonale che offre ai neonati un’immunità immediata e duratura. Una novità che ha suscitato curiosità ma anche molti dubbi. 

Per comprendere l’approccio di cittadini e genitori, un gruppo di ricercatori del Pisa Public Health Research Lab dell’Università di Pisa (Francesco Gesualdo, Virginia Casigliani, Guglielmo Arzilli, Erica De Vita, Andrea Davide Porretta, Ileana Croci, Andrea Carrozzo, Veronica Bartolucci, Cesare Buquicchio e Caterina Rizzo) ha monitorato e analizzato le conversazioni online sui social media (social media monitoring). Sono stati esaminati oltre 9.000 post su Facebook e X (ex Twitter) e quasi 3.000 commenti su TikTok e Instagram tra settembre 2024 e gennaio 2025, utilizzando la piattaforma di social listening Pulsar e i suoi strumenti di intelligenza artificiale uniti ad attente valutazioni qualitative compiute dai ricercatori. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa rivista Human Vaccines & Immunotherapeutics, hanno evidenziato ansie, timori e bisogni informativi riguardo l’anticorpo. Ma va precisato che l’analisi ha riportato un dato positivo: quasi l’86% dei post mostrava un atteggiamento neutrale o favorevole verso il Nirsevimab, con genitori consapevoli dei rischi legati all’RSV e interessati ad accedere al trattamento anche fuori dalla propria Regione.

Le domande più frequenti: sicurezza, accesso, fiducia

L’analisi dei commenti ha messo in evidenza la ripetizione di alcune domande fatte dai genitori, soprattutto: 

  • Quali bambini possono riceverlo? Dubbi legati alla compatibilità con l’età
  • Dove e come accedere? Difficoltà nell’orientarsi nell’organizzazione regionale
  • È sicuro? Preoccupazioni su possibili effetti collaterali 
  • Qual è la differenza con il vaccino? Confusione su anticorpo monoclonale, vaccino anti-RSV e vaccino contro la pertosse
  • Perché le informazioni non sono sempre coerenti? Dubbi legati alle differenze fra le linee guida nazioni e l’attuazione regionale.  

Quest’ultimo punto ha mostrato una particolare potenzialità nel generare sfiducia nella comunicazione di sanità pubblica: a settembre 2024, infatti, all’inizio della campagna, il governo annunciò che l’anticorpo sarebbe stato gratuito solo in alcune Regioni (sono quelle con i conti in ordine), escludendo alcune Regioni soprattutto del Sud. La decisione venne ritirata il giorno dopo, lasciando però una percezione di disuguaglianza e poca attenzione istituzionale. 

Un dato che si riflette, secondo la ricerca, nel 17% dei post positivi verso il Nirsevimab che esprimevano comunque diffidenza verso il Governo, dimostrando come, anche quando la fiducia nel prodotto resta alta, quella nelle istituzioni può essere compromessa da comunicazioni poco precise o decisioni giudicate ingiuste. 

Misinformazione: limitata ma significativa

Leggendo la ricerca si constata che solo una piccola parte dei contenuti analizzati, circa il 13,5%, contiene informazioni false o fuorvianti, presenti specialmente su X. Tra i messaggi più diffusi si ritrova l’aumento del rischio di trombosi nei bambini trattati, in realtà dovuto ad altre cause come cardiopatie congenite o infezioni gravi, e accuse di conflitto di interessa verso i pediatri, basate sul compenso di 8 euro per la somministrazione dell’anticorpo, una pratica standard nel sistema sanitario per remunerare attività che vanno oltre la routine clinica. Sono narrative limitate ma significative, che meritano monitoraggio per prevenire un loro possibile ritorno nelle prossime stagioni di immunizzazione.

Un contesto internazionale positivo

I dati italiani sono coerenti con quelli di altri paesi europei e nordamericani. Gli studi condotti in Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Canada e Stati Uniti mostrano un approccio positivo per l’immunoprofilassi anti-RSV tra il 70% e il 90%, sia per gli anticorpi monoclonali che per la vaccinazione materna. In Italia, in particolare in Emilia-Romagna nel 2024-2025, è stata riportata un’accettazione dell’87% per Nirsevimab. Ulteriori studi in Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno mostrato una diminuzione dell’ospedalizzazione per RSV tra l’80% e l’87%. In Valle d’Aosta nessuno dei neonati immunizzati è stato ricoverato per bronchiolite da RSV, contro l’8,3% dei non immunizzati.  

Social listening: ascoltare per comunicare meglio

Lo studio condotto dall’Università di Pisa dimostra come il social listening possa essere uno strumento di epidemiologia digitale e comunicazione preventiva. L’analisi suggerisce: la creazione di campagna informative mirate per poter anticipare le domande più frequenti, migliorare il coordinamento della comunicazione istituzionale e regionale, ma soprattutto realizzare una comunicazione chiara e semplice per spiegare termini scientifici complessi. Il continuo monitoraggio dei social media può aiutare a identificare nuove preoccupazioni o difficoltà di comprensione in tempo reale, permettendo interventi comunicativi tempestivi.

Un livello di fiducia non per perdere

L’arrivo di Nirsevimab rappresenta una tappa cruciale nella prevenzione delle infezioni respiratori infantili, ma anche una grande prova per la comunicazione scientifica istituzionale.

Dai social non emerge paura, ma curiosità: un livello di fiducia che le istituzioni non possono rischiare di perdere. 

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