A cura di Gloria Verdecchia
Tante volte associamo il mangiare a una semplice necessità di nutrirsi. E, per quanto sia vero, l’alimentazione può avere anche una componente di piacere e benessere. È da qui che parte l’incontro promosso a Roma dall’IGI (Istituto del Gelato Italiano), che iscrive il gelato confezionato nell’ampio discorso sulla nutrizione sportiva.
È comune che dopo un allenamento intenso o una gara l’atleta abbia bisogno di recuperare energia e nutrienti ma, allo stesso tempo, abbia poco appetito. Stanchezza e intensità dello sforzo possono rendere meno facile affrontare un pasto completo. In questo contesto, un alimento appetibile e facilmente consumabile può rappresentare un’opzione da considerare all’interno della strategia alimentare complessiva.
L’equilibrio dei nutrienti di uno sportivo prevede un apporto di carboidrati che può arrivare indicativamente a 6–10 grammi per chilogrammo di peso corporeo desiderabile. Per le proteine, invece, il valore può oscillare tra 1,2 e 2 grammi per chilogrammo di peso corporeo. Per i grassi, infine, il fabbisogno non dovrebbe mai scendere sotto il valore di 1,1 grammi per chilogrammo di peso corporeo e rimanere intorno a 1,4–1,5 grammi. È chiaro, quindi, che l’alimentazione di chi pratica sport deve essere varia, così da garantire un equilibrio corretto tra energia e nutrienti.
Il ruolo del gelato confezionato nel recupero post-allenamento
Ciononostante, un gelato confezionato può essere inserito nell’alimentazione dello sportivo in relazione al momento specifico della giornata e alla composizione del prodotto. Negli allenamenti meno impegnativi, per esempio, può essere preso in considerazione un gelato alla frutta, generalmente con una composizione più semplice.
Dopo un’attività particolarmente intensa o prolungata, invece, può essere utile valutare uno spuntino che associ carboidrati e proteine, con rapporti compresi fino a 4:1 a favore dei carboidrati, per sostenere il recupero muscolare. Non si tratta di una proporzione valida indistintamente per ogni atleta, ma dipende dal dispendio energetico e dal resto della dieta.
Inoltre, consumare gelati a base acquosa, come ghiaccioli e granite, significa introdurre anche una quota di acqua che contribuisce all’apporto complessivo di liquidi. L’idratazione rappresenta infatti un elemento fondamentale per chi pratica attività fisica, così come lo è mantenere adeguate riserve di glicogeno.
Idratazione, glicogeno ed etichettatura nutrizionale
Nel “Manifesto dell’Alimentazione dello Sportivo”, redatto da Michelangelo Giampietro, medico specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione e presidente dell’IGI, viene posta l’attenzione sul fatto che la scarsa idratazione e le basse riserve di glicogeno possono favorire la vulnerabilità dell’organismo durante lo sforzo. Questi fattori sono collegati anche all’overtraining, ovvero situazioni in cui l’organismo, non riuscendo a recuperare adeguatamente, va incontro a una condizione di fatica persistente.
Parlare di gelato confezionato in relazione allo sport significa soffermarsi sulla possibilità di conoscere con precisione ciò che si sta consumando. Per gli alimenti preimballati la normativa europea prevede l’indicazione trasparente degli ingredienti e una dichiarazione nutrizionale con valore energetico, grassi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Questo permette al consumatore di confrontare i prodotti e, nel caso specifico dello sportivo, di valutare quale gelato possa integrarsi al meglio nella propria alimentazione.
A questo si aggiunge il Codice di Autodisciplina Produttiva messo a punto dall’Istituto del Gelato Italiano nel 1993, che stabilisce specifiche regole per le aziende aderenti.
Conservanti e soluzioni per le intolleranze alimentari
Un altro tema affrontato è quello dei conservanti. Giampietro ha sottolineato come, nella maggior parte dei gelati confezionati, il loro impiego non sia necessario grazie alla catena del freddo. Nel caso in cui siano presenti additivi, la loro presenza deve essere sempre indicata in etichetta secondo la normativa vigente.
Infine, con Giovanna Rufo, segretaria IGI, si è parlato delle esigenze legate alle intolleranze al glutine e al lattosio. Anche il settore del gelato confezionato si è adeguato a queste necessità, sviluppando prodotti dedicati a chi deve escludere determinati ingredienti dalla propria dieta.
Realizzare un gelato senza glutine o senza lattosio richiede di intervenire sulla formulazione: nel primo caso, gli ingredienti contenenti glutine vengono sostituiti con alternative compatibili (soprattutto per quanto riguarda la cialda); nel secondo, si interviene sul lattosio attraverso procedimenti specifici o utilizzando ingredienti alternativi. L’obiettivo è ottenere un prodotto in grado di rispondere a esigenze alimentari specifiche, mantenendo al tempo stesso un equilibrio nutrizionale coerente con quello del gelato tradizionale.
Foto di Daniel Öberg su Unsplash