Campagna antinfluenzale 2026: tra nuovi vaccini, il buio sui dati e le insidie della disinformazione


La macchina della prevenzione stagionale si è ufficialmente messa in moto. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha dato il via libera a nove vaccini aggiornati per la campagna antinfluenzale 2026-2027, al via dai primi di ottobre. Le Regioni si stanno già organizzando: la Regione Lazio prevede di consegnare le prime dosi ai medici di famiglia dal 1° ottobre, la Toscana partirà il 7 ottobre e il Friuli-Venezia Giulia il 14 ottobre. La profilassi è raccomandata e offerta gratuitamente alle fasce vulnerabili — over 60, donne in gravidanza e postpartum, bambini tra 6 mesi e 6 anni, soggetti fragili, ospiti delle RSA — e al personale sanitario o di servizio pubblico. L’offerta include la classica iniezione, lo spray nasale per bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni e sieri ad alto dosaggio per la popolazione anziana. Crescente il coinvolgimento delle farmacie territoriali, ogni anno più coinvolte nella campagna.

Nonostante il caldo persista anche a settembre, il parere degli epidemiologi è unanime: non bisogna rimandare, la temperatura è solo uno dei fattori di circolazione e la riapertura di scuole e la ripresa di eventi al chiuso accelererà i contagi, ricordando che servono 10-15 giorni per sviluppare l’immunità. Questa campagna si apre però in un quadro complesso: l’Italia vi arriva senza ancora conoscere i dati ufficiali di copertura della stagione 2025/2026, dovendo fare i conti con il sommerso dei contagi per Covid-19 e con il relativo scarsissimo livello di copertura vaccinale. Accanto a questo, non si faranno attendere filoni di misinformazione e disinformazione, dai più originali (siamo appena usciti dalla narrazione dei “no crema solare”) al classico intramontabile: “Ma cosa vuoi che sia? È solo un’influenza…”.

Il ‘buio’ sui dati 2025/2026 e l’effetto della stanchezza anti-Covid

Un elemento critico alla vigilia dell’avvio della campagna risiede nella mancanza dei dati consolidati di copertura relativi alla stagione influenzale 2025/2026. Navigare senza un consuntivo preciso rende difficile identificare con accuratezza i target territoriali o le fasce d’età che hanno mostrato maggiore esitazione l’anno scorso. Questo ritardo si intreccia con una diffusa stanchezza vaccinale, particolarmente evidente nel crollo delle somministrazioni anti-Covid. Il brusco calo dell’adesione ai richiami contro il SARS-CoV-2 ha finito per condizionare negativamente l’atteggiamento verso la prevenzione respiratoria in generale. Quando la percezione del rischio epidemico diminuisce, l’interesse della popolazione cala e la comunicazione istituzionale tende a ridursi, lasciando ampio spazio alle narrazioni scettiche. La riluttanza verso il vaccino anti-Covid si è così riflessa sull’antinfluenzale, alimentando la falsa convinzione che si tratti di un’infezione banale e rendendo più difficile ingaggiare i cittadini.

L’analisi del RISP di Pisa: come il vuoto informativo nutre l’infodemia

A spiegare queste dinamiche sono anche i dati del Report Infodemico per la Sanità Pubblica (RISP) prodotti nell’ambito del progetto CRESP dell’Università di Pisa. I monitoraggi del RISP mostrano che quando il volume generale di notizie sui vaccini diminuisce, cresce in proporzione la presenza di narrative negative sui social media. Se per l’influenza la comunicazione istituzionale e delle ASL mantiene una quota rilevante di contenuti neutri o promozionali, per l’anti-Covid i post scoraggianti arrivano a superare il 60-70% di quelli ad alto engagement. La disinformazione fa leva su falsi miti: la presunta superiorità dell’immunità naturale, la credenza scorretta che il vaccino indebolisca le difese, dubbi su sicurezza ed efficacia o la strumentalizzazione di casi clinici decontestualizzati. Il RISP rileva inoltre che la mancanza di risposte chiare su gravidanza, età pediatrica e, soprattutto, i tanti vuoti informativi su accesso e aspetti logistici generano un gap che viene subito riempito da notizie ingannevoli.

Le strategie per la nuova stagione: ricostruire la fiducia con la trasparenza

Per garantire il successo della campagna 2026-2027 non basta la sola distribuzione logistica dei nove vaccini approvati. Come raccomandato da molti esperti, le istituzioni dovrebbero mettere in campo una comunicazione trasparente, continuativa e mirata a tutti i livelli. È fondamentale colmare i dubbi dei cittadini prima che si trasformino in disinformazione, fornendo indicazioni chiare su modalità di prenotazione, gratuità, sicurezza in gravidanza e profilassi pediatrica. Occorre applicare strategie di “prebunking” per prevenire le teorie complottiste e coinvolgere attivamente medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, figure chiave per rispondere alle esitazioni e orientare la popolazione. Solo affiancando all’efficacia dei sieri un’informazione rigorosa sarà possibile superare la sfiducia e proteggere le categorie più vulnerabili in vista del picco invernale.

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