Medici di famiglia a congresso con un appello a Mattarella: «Riconoscere l’onore al merito alla collega Maddalena Carta»


Foto di una relazione di apertura al congresso FIMMG 2025

In un’atmosfera densa di emozione e consapevolezza, si è aperto a Villasimius l’83° Congresso nazionale della FIMMG – la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale – che quest’anno ha scelto come titolo “Unico e multiplo: il ruolo della medicina di famiglia come faro della salute nel mare della complessità dell’assistenza territoriale”. Un tema che più di ogni altro sembra cucito addosso alla figura di Maddalena Carta, medico di famiglia scomparsa prematuramente a Dorgali, in Sardegna, dopo aver dedicato la propria vita (e la propria salute) alla cura di una comunità lasciata troppo spesso sola.

Aveva 38 anni, e un carico di 5.000 assistiti in un’area con gravi carenze sanitarie. È morta per un malore improvviso, dopo mesi – anni – di lavoro senza tregua. Nonostante sapesse della propria fragilità clinica, non si è mai fermata. Non ha mai rallentato. Per questo la FIMMG le ha conferito il Premio Mario Boni, uno dei riconoscimenti più sentiti e significativi per la medicina generale. A ritirarlo, nella giornata di apertura del Congresso in corso al VOI Tanka Village, il padre e il fratello della dottoressa, accolti da un lungo applauso dei presenti, visibilmente commossi.

Negli ultimi anni il fenomeno delle morti sul lavoro in Italia continua a rappresentare un’emergenza silenziosa ma drammaticamente concreta. Nel 2023, ad esempio, sono state denunciate 1.187 vittime secondo i dati Inail, ma solo 612 di questi casi (il 51 %) sono stati riconosciuti come infortuni sul lavoro. Questi numeri restano un doloroso monito: dietro ogni statistica c’è una persona, spesso in contesti dove la prevenzione viene trascurata, i controlli sono insufficienti e la cultura della sicurezza non è ancora radicata come dovrebbe.

Il segretario nazionale della FIMMG, Silvestro Scotti, ha voluto trasformare quel momento in un impegno pubblico e politico: “Non mi fermerò – ha dichiarato – finché questo Paese non riconoscerà il valore di un medico come Maddalena Carta. Rivolgiamo un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: chiediamo che venga riconosciuto l’onore al merito a Maddalena, perché con lei si dia finalmente visibilità e dignità a tutta la medicina di famiglia, che troppo spesso viene raccontata in modo distorto, come una professione comoda o marginale, quando invece continua a essere la prima linea della sanità italiana, spesso dimenticata”.

Le motivazioni del premio parlano di Maddalena come di un faro: un punto fermo per una comunità intera che si era affidata a lei, l’unica presenza stabile in un territorio desertificato dalla mancanza di medici. Ma non si tratta solo di una storia individuale. Il sacrificio della dottoressa Carta diventa, per i medici riuniti in questi giorni a Villasimius, un grido collettivo che chiama in causa l’intero sistema. La sua figura smentisce radicalmente le narrazioni superficiali che dipingono i medici di famiglia come assenteisti o burocrati. Il suo esempio, al contrario, mostra una medicina fondata su prossimità, fiducia, coraggio e senso del dovere.

In parallelo al ricordo, il Congresso guarda avanti, cercando di costruire una medicina generale all’altezza delle sfide del presente e del futuro. Oltre 800 i professionisti riuniti fino a sabato in un fitto programma di incontri, discussioni, laboratori e sessioni formative. Il tema dell’evoluzione del ruolo del medico di famiglia, della riforma dell’assistenza territoriale, delle tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e della formazione delle nuove generazioni attraversa ogni momento dei lavori. C’è la consapevolezza che serva una trasformazione profonda, ma anche la convinzione che questa debba partire dal riconoscimento del valore umano e professionale di chi oggi, nonostante tutto, tiene in piedi la medicina di prossimità.

Il volto di Maddalena Carta, in questo senso, è diventato il volto stesso della medicina generale che la FIMMG rivendica: non quella raccontata con superficialità, ma quella vissuta giorno dopo giorno, nella fatica, nella solitudine e nella resistenza silenziosa. Per questo l’appello a Mattarella non è solo un gesto simbolico, ma una richiesta di giustizia e di memoria: perché il sacrificio di Maddalena non venga dimenticato, e perché chi cura non debba più pagare un prezzo così alto.

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