Dall’ottava edizione dell’Investing for Life Health Summit di MSD Italia emerge un ritratto della sanità tra luci e ombre: i cittadini promuovono l’innovazione ma bocciano l’accesso alle cure. Ecco le priorità per il 2026.
Un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che strappa appena la sufficienza, con un voto di 5,74 su 10 nella percezione dei cittadini. Quasi un italiano su due è convinto che il diritto alla salute sancito dalla Costituzione non venga pienamente rispettato. È questo il dato di partenza emerso dall’ottava edizione dell’Investing for Life Health Summit, l’evento annuale promosso da MSD Italia svoltosi a Roma il 4 marzo 2026.
Il summit ha riunito istituzioni, comunità scientifica e associazioni dei pazienti per delineare il futuro della nostra sanità, tra nodi burocratici da sciogliere e traguardi ambiziosi come l’eliminazione dei tumori da HPV.
Gli italiani e il SSN: il nodo resta l’accesso alle cure
Secondo i dati presentati da Euromedia Research, le criticità del sistema sono ben identificate dai cittadini:
- Liste d’attesa: il problema principale per il 58% degli intervistati.
- Pronto soccorso: l’organizzazione delle emergenze resta un punto debole.
- Disparità regionale: cresce la richiesta di standard uniformi per garantire parità di accesso da Nord a Sud.
Nonostante le critiche, resta alta la fiducia nella scienza: il 40% degli italiani riconosce nell’innovazione il motore dell’allungamento della vita e il 44% apprezza gli investimenti in Ricerca e Sviluppo delle aziende farmaceutiche.
Payback Farmaceutico: un freno alla competitività
Uno dei temi più caldi del summit è stato il payback farmaceutico, il meccanismo che obbliga le aziende a ripianare lo sforamento della spesa pubblica.
Nicoletta Luppi, Presidente e AD di MSD Italia, ha definito il sistema un «fardello insostenibile», indicando tre priorità per il settore:
- Valorizzare i farmaci innovativi con criteri internazionali.
- Accelerare l’accesso alle terapie in modo uniforme sul territorio.
- Scorporare la prevenzione dalla spesa corrente, considerandola un investimento strutturale.
Anche Massimo Garavaglia (Senato) ha confermato la necessità di superare il payback: «Oggi è diventato uno strumento per coprire i buchi di bilancio delle Regioni, premiando paradossalmente chi spende di più. Va eliminato».
Prevenzione: investire oggi per risparmiare domani
«Investire un euro nella prevenzione significa recuperarne almeno tre». Il messaggio di Maria Rosaria Campitiello (Ministero della Salute) è netto: la prevenzione non è un costo, ma il miglior farmaco per vivere meglio e più a lungo.
Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione punta a:
- Combattere l’obesità infantile (tra le più alte in Europa).
- Rafforzare i programmi di screening e vaccinazione.
- Incentivare stili di vita corretti fin dall’infanzia.
Obiettivo 2030: eliminare i tumori HPV-correlati
In occasione della Giornata Mondiale di Sensibilizzazione sul Papillomavirus, il summit ha rilanciato la sfida dell’Europe’s Beating Cancer Plan: eliminare i tumori HPV-correlati entro il 2030.
La strategia “90-90-90”
Per raggiungere l’obiettivo servono target precisi:
- 90% di copertura vaccinale.
- 90% di adesione allo screening.
- 90% di accesso tempestivo alle cure.
Il divario Nord-Sud
I dati attuali mostrano però un’Italia a due velocità. Se in Lombardia la copertura vaccinale nelle dodicenni supera il 77%, in Sicilia non arriva al 24%. Anche l’adesione allo screening cervicale soffre, con un minimo del 59% in Calabria.
Enrico Di Rosa (SItI) ha sottolineato come la vaccinazione prima dei 15 anni offra una protezione quasi totale, ma serva una cabina di regia nazionale per rendere l’accesso facile e agevole per tutti. L’esempio virtuoso arriva da Trento, dove la gratuità del vaccino è stata estesa fino a 40 anni per le donne e 30 per gli uomini.
Verso una sanità digitale e partecipata
In chiusura, il summit ha evidenziato la richiesta di una sanità più “umana” e tecnologica. Gli italiani chiedono di essere coinvolti nelle decisioni di cura e guardano con favore a telemedicina e intelligenza artificiale, viste come strumenti di supporto per il medico, mai come sostituti.
Il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta: l’adozione di un Piano Nazionale Straordinario per l’eliminazione dell’HPV è la prossima tappa necessaria per trasformare le evidenze scientifiche in salute pubblica.
