Capita a volte, per qualche motivo sempre più spesso, di avere a che fare con malattie gravi, mettiamo un tumore. La malattia è lì che un giorno bussa alla porta, non aspetta che le si dica di entrare e stravolge le vite di chi si ammala e di chi è intorno a lui, senza guardare in faccia a nessuno. E adesso che si fa? L’irruzione genera caos e sgomento, tutto cambia, le emozioni prendono il sopravvento, ma, alla fine, qualcosa si fa sempre: iniziano le terapie, le vite si riorganizzano e si continua a viaggiare lungo un binario parallelo rispetto a quello che avevamo seguito fino a quel momento, ma pur sempre un binario. Un po’ grazie allo spirito di adattamento innato che viene fuori durante le emergenze, in buona parte grazie alla possibilità di curarsi senza fare troppo caso ai costi e all’organizzazione del tutto. E questo è possibile grazie al Servizio Sanitario Nazionale.
«La natura, l’arte, sono tutte cose cui ci abituiamo, cui diamo un valore minore, perché non sono conquistate, sono donate. Per me già solo la consapevolezza che queste cose esistono, che c’è la natura, c’è l’arte, e soprattutto che un bambino o un anziano può essere curato, migliora la qualità della mia vita. Perché sapere che non mi tocca pagare tutto quello che serve per curarmi, o curare un mio caro, significa sentirsi protetti. Significa essere in una società».
Lo dice la signora Flavia, mamma di Chiara d’Ambros, coautrice insieme a Massimo Cirri del libro Quello che serve (Manni Editori), raccontando com’era curarsi prima dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Un sistema universalistico le cui radici affondano nel sogno partigiano del primo dopoguerra. Una macchina complessa, fatta da migliaia di minuscoli ingranaggi che si incastrano per garantire a chiunque le cure necessarie, il cui funzionamento è oggi messo a dura prova da questioni burocratiche, amministrative e politiche.
Intrecciando storie di vita e reportage documentaristico, Massimo Cirri (voce storica di Rai Radio2) e Chiara D’Ambros (regista e autrice) costruiscono, una narrazione corale sul Servizio Sanitario Nazionale italiano: cos’è, cos’è stato, cosa rischia di diventare.
A capitoli alterni si snoda così il racconto della malattia di Cirri – a partire da quando nel 2012 il dottor Jankovic gli comunica «con una ruvidezza un po’ finta e un po’ vera, molto milanese» che ha probabilmente un tumore – e quello del documentario pensato da D’Ambros dopo aver visto Cirri moderare un incontro sulla malattia nel 2017.
Da un lato c’è il diario di un’esperienza personale, di cui l’autore scrive in modo intimo ma mai retorico, aprendosi al flusso di pensieri e sensazioni di chi si trova improvvisamente a fare i conti con la propria vulnerabilità. Cirri racconta con delicatezza la paura, lo spaesamento, i piccoli e grandi terremoti emotivi che la malattia porta con sé. Il risultato è il racconto onesto di una malattia dura, a tratti brutale, ma anche dell’umanità profonda che spesso viene fuori nei momenti di crisi.
Dall’altro lato c’è il lavoro di D’Ambros, un prodotto pensato per il pubblico che si allarga dal privato al collettivo, dal personale al politico. Attraverso le corsie, gli ambulatori, le sale d’aspetto, i corridoi amministrativi e le stanze dove si decidono i destini della sanità pubblica, gli autori si impegnano a scovare la consapevolezza collettiva di quel tessuto di protezione sociale che diamo per scontato fino a quando non ne abbiamo bisogno, conquista fragile da salvaguardare con cura e attenzione.
Il libro mette così in dialogo due piani – l’intimo e il pubblico, la malattia e il sistema – mostrandone l’inscindibilità e portando alla luce la tensione tra due visioni della sanità: da una parte la deriva aziendalistica che riduce la cura a prestazione; dall’altra la medicina narrativa che riconosce nel sistema sanitario un patto di solidarietà. Cirri e D’Ambros non si limitano a denunciare o celebrare, offrono una fotografia esaustiva del SSN nella sua complessità, ma anche della malattia e della cura nel senso più ampio e profondo del termine: umano, spirituale, emotivo. Quello che serveè una riflessione che abbraccia il corpo che soffre e la società che lo accudisce, il singolo che si ammala e la società che sceglie di non lasciarlo solo.
