
di Cesare Buquicchio e Diana Romersi
Viviamo in un’epoca in cui i confini tra informazione medica, sicurezza nazionale e propaganda geopolitica sono diventati pericolosamente labili. Non parliamo più solo di semplici “fake news”, ma di FIMI (Foreign Information Manipulation and Interference): una strategia coordinata di interferenza straniera che utilizza la manipolazione delle notizie come arma di guerra ibrida. Come esperti del progetto CRESP dell’Università di Pisa, osserviamo quotidianamente come la nostra salute sia diventata il cavallo di Troia preferito per inquinare il dibattito pubblico. La disinformazione non mira solo a farci credere a una bugia, ma a scardinare la fiducia nelle istituzioni sanitarie e scientifiche, rendendo la società più fragile e manipolabile.
Il “Pivot” del 2022: quando il No-Vax diventa pro-Russia
Il legame tra complottismo sanitario e propaganda politica ha vissuto un momento di rottura decisivo il 24 febbraio 2022. Nel giro di poche ore dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, migliaia di profili social che fino al giorno prima rilanciavano teorie No-Vax e denunce di “dittatura sanitaria” si sono trasformati istantaneamente in megafoni della propaganda russa. Non si è trattato di un’evoluzione naturale, ma di una strategia di narrative hijacking. La conferma della pericolosità di questo intreccio è arrivata proprio negli ultimi giorni: l’Unione Europea ha sanzionato ufficialmente un medico francese, ex militare, accusato di essere un ingranaggio chiave di una rete FIMI. Sfruttando la propria credibilità professionale, l’uomo interveniva sui media per screditare il sostegno europeo all’Ucraina, dimostrando come il titolo di studio possa essere cinicamente utilizzato per validare narrazioni geopolitiche destabilizzanti.
La leva della paura: il riciclo infinito degli audio WhatsApp
Per essere “virale”, la disinformazione deve colpire i nostri istinti primordiali. La paura è il carburante più potente. Un esempio emblematico è la ciclicità degli audio WhatsApp sui “bambini rapiti dagli asili”. Si tratta di un falso allarme che ricompare identico da anni, progettato per colpire l’istinto di protezione dei genitori. Nonostante le smentite delle Forze dell’Ordine, questi messaggi continuano a generare ondate di panico ingiustificato. L’obiettivo profondo non è segnalare un pericolo reale, ma alimentare un clima di ansia costante e sfiducia verso chi dovrebbe garantire la sicurezza sul territorio. Chi crea queste bufale sa che un genitore spaventato cliccherà su “inoltra” spinto dall’urgenza emotiva, agendo da vettore inconsapevole per il contagio della disinformazione.
Dalla “truffa della ballerina” ai Deepfake medici
Accanto alla paura, i manipolatori sfruttano la nostra empatia e il desiderio di aiutare. La cosiddetta “truffa della ballerina” su WhatsApp è l’ultima frontiera del social engineering: un messaggio da un conoscente (il cui profilo è stato già hackerato) ci chiede di votare una bambina in un concorso di danza tramite un link. Quel click, apparentemente innocuo, permette ai criminali di sottrarre l’account e i dati sensibili. Ma il salto tecnologico più inquietante riguarda la salute: i Deepfake. Sul web circolano video generati dall’intelligenza artificiale in cui il Professor Franco Berrino sembra promuovere il farmaco Diaformrx per il diabete. Ne hanno dato conto i colleghi di BUTAC. È una manipolazione totale: l’immagine e la voce di un medico autorevole vengono clonate per vendere cure potenzialmente dannose. La raccomandazione è una sola: diffidate di qualsiasi consiglio medico ricevuto via social che richieda acquisti tramite link esterni.
Speculare sulla speranza: il business delle staminali
Se la paura blocca il ragionamento, la speranza lo acceca. Un’inchiesta recente di Presa Diretta (Rai 3) ha acceso i riflettori su un fenomeno agghiacciante: le truffe legate alle cellule staminali. In un mercato globale che vale miliardi, cliniche illegali e sedicenti medici — spesso provenienti dall’Est Europa — offrono iniezioni di staminali a domicilio per patologie incurabili come la SLA o il Parkinson. Si tratta di interventi privi di validazione scientifica, eseguiti in condizioni igieniche precarie, con costi che superano le decine di migliaia di euro. Questi sciacalli dell’informazione sanitaria non vendono salute, ma l’illusione di una guarigione, speculando sulla fragilità di famiglie che, spinte dalla disperazione, sono disposte a tutto. Qui la disinformazione non uccide solo il portafoglio, ma mette a rischio la vita stessa dei pazienti.
Prebunking: allenare il nostro “sistema immunitario” cognitivo
Come possiamo proteggerci da questo assedio informativo? La soluzione non è solo smentire le notizie ex post (debunking), ma praticare il Prebunking. Si tratta di una sorta di “vaccino cognitivo”: imparare a riconoscere i trucchi della manipolazione prima di incontrarli. Le tecniche dei disinformatori sono poche e ripetitive: l’uso di toni allarmistici, il richiamo all’autorità fasulla, la creazione di nemici immaginari. Allenare il dubbio ragionato e fermarsi trenta secondi davanti a una notizia che scatena una reazione emotiva forte è il primo passo. In un mondo dove le parole si diffondono più velocemente dei batteri, la consapevolezza è l’unico antibiotico efficace per proteggere la nostra salute fisica e democratica.
Di questi argomenti abbiamo anche parlato nella puntata di VIRALE su Radio Città Futura, ospitata nello spazio salute condotto da Nicola Del Duce: ascolta

