L’antimicrobico-resistenza (AMR) continua a essere una delle emergenze sanitarie più attenzionate a livello internazionale, con l’Organizzazione Mondiale della Sanità che la associa a quasi 5 milioni di decessi l’anno nel mondo. Anche l’Italia mantiene indicatori superiori alla media europea: secondo i dati ECDC più recenti, l’indice composito di antibiotico-resistenza raggiunge il 21,8% a fronte del 15,4% registrato in area europea.
È su questi numeri che si è concentrato l’incontro “L’antimicrobico resistenza: un piano per il futuro della salute”, che si è tenuto giovedì 9 luglio 2026 al Ministero della Salute a Roma. L’appuntamento, terzo di cinque nell’ambito del ciclo “La Sanità che Vorrei” giunto alla quinta edizione, è stato organizzato da Aristea International e promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT).
Una sfida che mette alla prova il sistema sanitario
A inquadrare il problema in termini sistemici è stato il professor Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità: «L’antibiotico-resistenza è una sfida sistemica che riguarda la qualità dell’assistenza, la sicurezza del paziente e la sostenibilità del SSN. Le infezioni correlate all’assistenza sono una vera cartina di tornasole della qualità del SSN, perché misurano quanto siamo capaci di prevenire, sorvegliare e intervenire in modo tempestivo».
Dalla sicurezza sanitaria globale alla sostenibilità economica
Uno dei temi al centro del confronto è stato quello della realie disponibilità dei farmaci più innovativi: parlamentari ed esponenti regionali hanno richiamato la necessità di un fondo per gli antibiotici reserve commisurato al fabbisogno, mentre rappresentanti di agenzie, istituzioni e associazioni di pazienti hanno discusso di governance, sostenibilità e appropriatezza d’accesso. È un nodo che lega la dimensione internazionale dell’approccio One Health, richiamata anche dal Dipartimento omonimo del Ministero, alla capacità concreta del sistema italiano di trasformare un farmaco autorizzato in una terapia effettivamente disponibile per chi ne ha bisogno.
Le reti SIMIT sul campo: diagnostica rapida e infection control
Sul fronte operativo, il Vicepresidente SIMIT Giovanni Cenderello e Marianna Meschiari, infettivologa del Policlinico di Modena, hanno presentato due programmi promossi dalla società scientifica per rafforzare stewardship antimicrobica, infection control e appropriatezza terapeutica: Resistimit e Insieme. Resistimit è una rete nazionale attiva in 61 centri italiani, dedicata allo studio delle batteriemie da Gram-negativi multiresistenti, che ha finora raccolto oltre 3.100 casi. Il progetto Insieme, i cui risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports nel 2025, ha invece restituito la prima fotografia nazionale post-pandemica delle pratiche di infection prevention and control in 38 ospedali per acuti, evidenziando forti disomogeneità territoriali e ampi margini di miglioramento, in particolare nella sorveglianza delle ICA, nel monitoraggio dell’igiene delle mani e nei sistemi di audit.
Anziani e fragilità: un’appropriatezza che va oltre la scelta del farmaco
Un passaggio specifico dell’incontro ha riguardato la popolazione anziana. La professoressa Virginia Boccardi, Vicepresidente della Società Italiana Geratria Ospedale e Territorio (SIGOT), ha descritto come l’antimicrobico-resistenza, in questa fascia di pazienti, si sommi ad altri fattori clinici e assistenziali: «Nel paziente anziano l’antimicrobico-resistenza non è soltanto un problema infettivologico: è il risultato di una complessità clinica e assistenziale in cui si intrecciano ricoveri ripetuti, esposizione frequente agli antibiotici, multimorbilità, fragilità, malnutrizione, declino funzionale e passaggi spesso non lineari tra ospedale, territorio e RSA. Per questo, in geriatria, l’appropriatezza antibiotica non può essere ridotta alla sola scelta del farmaco, ma deve diventare parte di una presa in carico personalizzata».
Le infezioni sessualmente trasmissibili
Tra i temi trattati, anche la resistenza antibiotica nell’ambito delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST). Luca Bello, presidente della Società Italiana Malattie Sessualmente Trasmissibili (SIMaST), ha indicato la necessità di un cambio di approccio: «La lotta all’AMR nelle infezioni sessualmente trasmesse richiede un cambio di paradigma: bisogna passare da una cura basata sui sintomi a una cura basata sull’evidenza molecolare. Servono più test rapidi e point-of-care nei centri IST, un minore ricorso alla terapia empirica, una maggiore integrazione con la microbiologia clinica e modelli territoriali capaci di intercettare precocemente le infezioni, soprattutto nelle popolazioni più difficili da raggiungere».
Le proposte sul tavolo
Dall’incontro è emerso un quadro di criticità strutturali ancora aperte, ma anche di una risposta che negli ultimi anni si sta facendo più organica, sostenuta da una maggiore attenzione politica e scientifica. Le proposte discusse convergono su alcuni punti: definire indicatori misurabili, rafforzare la stewardship a livello territoriale, rendere sistematica la restituzione dei dati ai clinici, formalizzare le reti di laboratorio e investire in figure dedicate all’infection control. A sintetizzare il senso dell’incontro è stato il professor Claudio Mastroianni, proboviro SIMIT: «Servono una medicina più integrata, una diagnostica più tempestiva e una prevenzione più forte. L’antibiotico-resistenza si contrasta prima di tutto costruendo un sistema capace di prevenire meglio, usare meglio gli antibiotici e proteggere i pazienti più fragili».
