Sostenibilità, appropriatezza e prossimità: sono le tre parole chiave che emergono dal Congresso nazionale Fimmg-Metis 2025, in corso a Villasimius. La medicina generale, chiamata a ridisegnare il proprio ruolo nel nuovo scenario sanitario, si trova oggi al centro di sfide complesse che riguardano la salute pubblica, la qualità dell’assistenza e la tenuta del Servizio sanitario nazionale.
L’antimicrobico resistenza: una questione di salute e di etica
Il tema dell’antimicrobico resistenza è tra i più urgenti.
«È un problema particolarmente importante non solo per l’individuo, ma anche per la società e per l’ambiente in cui viviamo», ha spiegato Walter Marrocco, responsabile scientifico Fimmg. «Purtroppo è legato a un uso inappropriato degli antibiotici, spesso prescritti senza una diagnosi accurata, per rispondere a pressioni culturali e sociali: la necessità di guarire in fretta per tornare al lavoro o alla vita quotidiana».
L’Italia, ha ricordato Marrocco, è tra i Paesi europei con il più alto tasso di consumo improprio di antibiotici.
«L’antimicrobico resistenza deve essere affrontata non solo come un problema clinico, ma come una questione etica e ambientale. Dobbiamo prestare attenzione all’uso di queste sostanze, perché rischiamo di ritrovarci senza antibiotici efficaci contro germi sempre più aggressivi».
La sostenibilità del sistema, dunque, passa anche da un uso razionale delle risorse e da una medicina più consapevole, capace di prevenire invece che rincorrere la malattia.
Medici al lavoro anche di notte
Proprio la realtà quotidiana dei medici di famiglia dimostra quanto la medicina generale sia già impegnata in uno sforzo di sostenibilità, spesso invisibile.
Un’analisi condotta dalla Fimmg Campania e presentata al congresso, intitolata “I reali orari in Medicina Generale” e realizzata dal dottor Antonio Perdonò, ha rivelato che il 35% delle prescrizioni dematerializzate viene elaborato fuori dalla fascia 8-20.
L’indagine, che ha coinvolto 2.720 medici su 3.059 attivi in Campania, mostra un quadro eloquente: solo il 65% delle prescrizioni è effettuato durante le ore canoniche, mentre i picchi principali si registrano alle 21:30 e alle 7:00 del mattino. Tra le 20:00 e le 23:30 si concentra quasi il 30% delle prescrizioni extra-lavorative, e un ulteriore 3,5% tra le 6:00 e le 8:00.
«Dietro ogni ricetta o piano terapeutico – sottolinea Nicola Calabrese, vicesegretario nazionale Fimmg – c’è un lavoro clinico sommerso, fatto di telefonate, richieste da remoto e gestione di pazienti cronici. La medicina generale non ha orari fissi, perché l’esigenza di salute dei cittadini non li ha».
Dati che ribaltano molti luoghi comuni e fotografano una professione sotto pressione ma ancora profondamente radicata nei territori.
Vaccinazioni: prevenzione che fa bene alla salute e all’economia
«La carenza di medici – spiega Tommasa Maio, responsabile nazionale dell’Area Vaccini Fimmg – sta lasciando molte persone senza un riferimento stabile. Dopo anni di fiducia costruita con il proprio medico di famiglia, è difficile ritrovare quel punto di contatto essenziale anche per la gestione delle vaccinazioni».
La mancanza di continuità, sottolinea Maio, può minare la fiducia nei percorsi di prevenzione: «È importante che passino messaggi chiari sulla sicurezza e sul valore dei vaccini, soprattutto per anziani, donne in gravidanza, pazienti cronici e soggetti fragili».
Sul fronte economico, il ricercatore Eugenio Di Brino (ALTEMS – Università Cattolica) ricorda che «il mancato raggiungimento delle coperture vaccinali costa ogni anno circa 610 milioni di euro in spesa sociale e fino a 11 miliardi di euro di PIL».
Un costo che, precisa, «potrebbe ridursi a 48 milioni l’anno se si raggiungessero le coperture ottimali».
Due voci, quella dei medici e quella dei ricercatori, che convergono su un messaggio chiaro: rafforzare la prevenzione vaccinale significa proteggere la salute e investire nel futuro del Paese.
