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Exoband, l’esoscheletro italiano più leggero al mondo

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Exoband esoscheletro italiano più leggero al mondo
Exoband esoscheletro italiano più leggero al mondo

“L’obiettivo del nostro progetto è riuscire a far camminare meglio un milione di persone”, una dichiarazione che assomiglia tanto ai grandiosi propositi dei supereroi dei fumetti o a qualche frase ad effetto di miliardari come Elon Musk o Jeff Bezos. Questa volta però a parlare è Fausto Panizzolo, padovano di 39 anni, ingegnere biomedico, CEO di Moveo.

Panizzolo, è stato tra i protagonisti del recente TEDx Padova Salon dello scorso 4 dicembre, intitolato “Allenati a Vincere”, dove ha presentato la sua idea innovativa: l’esoscheletro più leggero al mondo, nato nell’azienda da lui fondata nel 2017. Un dispositivo biomedico che può aiutare persone con rallentamenti motori a camminare bene, per maggiori distanze e con un minor affaticamento.

Parlando con Fausto si può davvero percepire la sua tenacia, la voglia di innovare, aiutare le persone e forse anche un pizzico di follia. Sì, follia (che spesso è sinonimo di genialità) perché Fausto partendo dalla sua città natale, Padova, aveva deciso di “vivere il mondo”. Per dieci anni è rimasto lontano dall’Italia, ha studiato in Canada, per poi arrivare fino in Australia ed è diventato ricercatore in una delle più prestigiose università americane, Harvard. Proprio grazie dalle ricerche compiute in questa università, a Boston, è nata la scintilla poi trasformata in Moveo ed infine in Exoband. Parliamo di follia perché Fausto, da Boston, ha deciso di iniziare la sua avventura da inventore/imprenditore proprio in Italia, nella città da cui era tutto cominciato, Padova.

Fausto Panizzolo Moveo Exoband TEDx Padova
Fausto Panizzolo

Fausto, da dove nasce l’idea dell’Exoband?

«L’azienda che ho fondato si chiama Moveo ed è stata realizzata per dar vita a quella che era una mia idea ovvero questo dispositivo, Exoband, che permette alle persone di camminare meglio. Io sono un ingegnere biomedico con una formazione fortemente scientifica. Per quasi dieci anni sono rimasto fuori dal’Italia a fare ricerca in laboratori diversi. Il progetto Exoband comincia 4 anni fa, quando lavoravo come ricercatore a Boston, all’università di Harvard.

Sono specializzato in biomeccanica, nello specifico studio come noi camminiamo, come i nostri muscoli ci portano in giro e come questo è legato all’energia che noi normalmente utilizziamo quando camminiamo. Avendo questo tipo di specializzazione e lavorando in progetti di ricerca applicata, come ingegnere, utilizzavo queste conoscenze fisiologiche e biomeccaniche del nostro corpo, per lavorare alla realizzazione di esoscheletri che permettono alle persone di camminare.

Quindi ho traslato le conoscenze che avevo, nel realizzare un progetto tutto mio. Ho lasciato l’università e la vita accademica per dedicarmi a questa idea che, in base ai miei studi era un dispositivo che poteva funzionare, e così è stato. Ero da solo quando ho cominciato la mia avventura nel 2017. Quattro anni dopo ho formato un gruppo attualmente composto da 5 persone e il dispositivo esiste e funziona. Ci sono centinaia di persone che lo usano in Italia e stiamo avendo anche richieste dall’estero. Il lavoro però non è finito perché noi continuiamo ad andare avanti cercando di far camminare quante più persone possibili»

Perché Exoband è diverso dagli altri dispositivi?

«Innanzitutto vorrei fare una precisazione tecnica, Exoband è a tutti gli effetti un esoscheletro. Tra l’altro, è stato definito l’esoscheletro più leggero al mondo. Nessuno è riuscito a creare un dispositivo meno pesante del nostro, e questo è un piccolo motivo d’orgoglio per il nostro gruppo. Perché è così particolare? Ci sono tre caratteristiche sostanziali.

La prima è che il dispositivo è totalmente passivo. Questo significa che non ha alcuna componente attiva, nessun motore, sensore o batteria. Nessun tipo di elettronica. Il suo funzionamento è basato su di un elastico che immagazzina l’energia che noi produciamo normalmente durante la camminata e la restituisce alla persona nella seconda fase del ciclo del passo, aiutandola a spingere la gamba in avanti.

La seconda è che Exoband è sostanzialmente composto interamente da tessuti. Questo lo rende molto confortevole. Se combiniamo questo, con il fatto che ho citato, cioè che non ha nessun tipo di elettronica, rende il dispositivo molto più leggero.

La terza caratteristica, che consegue alle prime due, è che Exoband è un dispositivo molto più economico rispetto ad altri esoscheletri molto più complessi e ingombranti. Un particolare molto importante che abbiamo tenuto in considerazione per la realizzazione di qualcosa che potesse aiutare sempre più persone. Se il costo fosse elevato, avremmo una barriera di accesso molto più alta».

Qual è il costo di Exoband?

«Il dispositivo ha un costo di circa 1000 euro. Tuttavia, in Italia, con un’adeguata prescrizione di un medico specialista, Exoband può essere fornito dal Sistema Sanitario Nazionale. Perciò, l’utente che ha una disabilità riconosciuta può ottenere il dispositivo ad un costo agevolato».

Una volta ottenuto Exoband, quanto è difficile indossarlo e sistemarlo?

L’applicazione dell’Exoband

«L’ingombro del dispositivo è equivalente a quello di un pantaloncino corto. C’è una cintura che si chiude con delle chiusure a strappo con velcro e due cosciali posti sopra il ginocchio che si chiudono nello stesso modo. Poi abbiamo due elementi che si agganciano con un meccanismo molto simile a quello degli scarponi da sci, con una ghiera dentata. Così si riesce ad impostare il dispositivo in maniera corretta con una mano o addirittura con un solo dito. 

Il tutto si indossa in più o meno un minuto, un tempo relativamente basso per un dispositivo biomedico di questo genere. Questo ovviamente se la persona riesce a vestirsi autonomamente.

Quali sono le tipologie di pazienti utilizzano l’Exoband?

«Ci sono diversi target. I primi sono sicuramente i pazienti con danni o problemi neurologici come sclerosi multipla, ictus, Parkinson o altri tipi di problematiche. In questo caso l’età media non è alta così come si potrebbe immaginare. Più o meno sui 50 anni. Poi abbiamo un’altra area di applicazione che riguarda i pazienti con problemi ortopedici, ad esempio i pazienti con protesi d’anca o che hanno subito incidenti. Un’altra possibilità riguarda i pazienti anziani senza problemi specifici. Per intenderci, l’anziano che per camminare ha bisogno del carrellino o del bastone. Un dato significativo è che su 100, gli anziani senza problemi specifici rappresentano solo il 5, massimo 10%».

Vi occupate anche di pazienti pediatrici?

«Sì. Il dispositivo che potete vedere nel nostro sito o nei nostri video è una taglia adulto che comprende tre misure diverse a seconda delle dimensioni dell’utente, Small, Medium e Large. La taglia si assegna con la stessa modalità dei normali pantaloni. Molto semplicemente si misura la circonferenza della vita e delle cosce. Poi abbiamo una taglia bambino che arriva fino ad un’età di quattro, cinque anni in termini di vestibilità».

Exoband ha dopo poco ricevuto il premio per il “Best Medical Device” al “Prix Galien”, un importante riconoscimento che è stato definito come il Nobel per il settore farmaceutico. Un punto d’arrivo o di partenza?

La consegna del Prix Galien

«No, no, mai punto d’arrivo, ma sempre di partenza. L’obiettivo dichiarato di questo progetto è riuscire a far camminare meglio un milione di persone. Ne abbiamo ancora diverse decine, mettiamola così. Sicuramente è stato un bel riconoscimento e una soddisfazione, perché oltre ad essere un premio internazionale che viene organizzato in diversi paesi europei, nell’edizione italiana, questo premio lo abbiamo vinto noi. La cosa che ci ha dato più soddisfazione e che il premio è assegnato da una giuria e un comitato scientifico e in Italia è organizzato dal SIMFER, Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa. Avere avuto da loro questo riconoscimento per noi ha un doppio valore e in questa fase ci sta aiutando molto per farci conoscere».

Parlando di fisioterapia, quest’anno la Giornata Mondiale della Fisioterapia è stata dedicata alla riabilitazione dei pazienti Long-Covid (pazienti con sintomi Covid per più di 12 settimane).
L’Exoband potrebbe essere un aiuto?

«Partendo con i cosiddetti “piedi di piombo”, ci sarà bisogno di un’importante fase scientifica di ricerca, però è un campo di ricerca che stiamo esplorando».

Come è stato l’inizio del percorso: proporre Exoband ai medici e ai centri di riabilitazione?

«Il Centro Medico di Fisioterapia di Padova merita una menzione speciale perché è stato il primissimo centro medico a darci ascolto e darci credito. Quando il dispositivo non esisteva nemmeno e io avevo semplicemente una buona idea, loro sono stati i primi a dimostrarsi interessati. I primi pazienti che hanno sperimentato Exoband, sono stati i pazienti del Centro Medico di Fisioterapia. Una grandissima disponibilità offerta dal Dottor Schiavon e da molti dei fisioterapisti e del personale del centro. 

Adesso è tutto diverso. Abbiamo molte strutture di assoluto prestigio in tutta Italia che lo usano. Medici altamente riconosciuti e rispettati che lo consigliano ai loro pazienti».

Per i pazienti invece, come è stata la reazione agli effetti dell’Exoband?

«Quando lo vedono non sembrano molto sorpresi. La vera sorpresa e molti commenti importanti, anche dal punto di vista emotivo, arrivano quando lo provano. Non ti nascondo di aver assistito a familiari che hanno pianto. Una ragazza che ha visto la mamma che camminava bene per la prima volta, o il marito con la moglie.

Di tutte queste storie alcune hanno lasciato in noi un segno profondo: il parroco che lo usa per riuscire a tornare a dire la messa. Oppure una ragazza con un problema motorio importante che, il giorno del suo matrimonio, voleva attraversare la chiesa a piedi ed è riuscita a farlo indossando Exoband sotto il vestito da sposa».

Un’idea innovativa che rappresenta come la creatività e l’intraprendenza italiana rivolta all’aiuto delle persone con difficoltà possa fare realmente la differenza. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito di Moveo o il suo canale YouTube MoveoWalks dove si possono trovare tutti i video dimostrativi sulla costruzione e il funzionamento di Exoband.


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    1 commento

    1. […] ExoBand: una cintura, due fasce per le cosce, niente batterie, nessun motore. Leggero, facile da indossare e soprattutto capace di aiutare le persone con deficit del cammino a camminare in modo più funzionale e per distanze maggiori. Dietro e dentro alla straordinaria semplicità di utilizzo di ExoBand, il primo esoscheletro passivo realizzato interamente in tessuto, c’è un percorso di ricerca che, passando per varie parti del mondo – letteralmente dal Canada agli Stati Uniti, passando per l’Australia – si è trasformato in realtà, grazie ad un team di lavoro tutto italiano (come avevamo già raccontato in un precedente articolo). […]

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