In occasione della Giornata Mondiale della Tiroide, che ricorre ogni anno il 25 maggio ed è stata introdotta dalla European Thyroid Association nel 2008, la SIMDO – Società Italiana Metabolismo Diabete Obesità – richiama l’attenzione su un tema sempre più attuale: il rapporto tra tiroide e nutrizione.

Il messaggio degli specialisti è chiaro: non bisogna eliminare glutine, latticini o intere categorie di alimenti senza una reale indicazione medica. E, soprattutto, non esistono alimenti “curativi” per la tiroide.
A lanciare l’allarme è il dottor Davide Brancato, membro del Direttivo SIMDO, specializzato in Endocrinologia e Diabetologia. Secondo lo specialista, il proliferare di consigli non verificati sui social, sui blog non specialistici e attraverso il cosiddetto “dottor Google” rischia di allontanare molte persone da diagnosi corrette e terapie appropriate.
Tiroide e nutrizione: perché le false informazioni possono essere pericolose
Il tema scelto per il 2026, “Tiroide e Nutrizione”, offre l’occasione per fare chiarezza su un campo in cui la disinformazione è particolarmente diffusa. Online si trovano spesso contenuti che promettono di “curare” l’ipotiroidismo eliminando glutine, latte e derivati, zuccheri o altri gruppi alimentari. In altri casi vengono proposti integratori naturali come alternativa ai farmaci prescritti dal medico.
Il problema, sottolinea la SIMDO, è che queste promesse non solo non hanno basi solide, ma possono anche diventare dannose. Le diete molto restrittive, quando non sono motivate da diagnosi precise come celiachia, allergie o intolleranze accertate, possono privare l’organismo di nutrienti importanti. Allo stesso modo, l’assunzione autonoma di integratori, specialmente ad alte dosi, può interferire con le terapie tiroidee o peggiorare alcune condizioni cliniche.
«Negli ultimi anni si è assistito a una crescente diffusione di diete “miracolose”, eliminazioni alimentari non motivate e utilizzo improprio di integratori proposti come soluzioni per i problemi tiroidei», avverte Brancato. Il rischio è che il paziente, invece di rivolgersi al medico, inizi un percorso fai da te basato su informazioni parziali o scorrette.
Non esistono alimenti curativi per la tiroide
Uno dei punti centrali dell’appello della SIMDO è semplice ma fondamentale: non esistono alimenti curativi per la tiroide.
Una dieta equilibrata può sostenere il corretto funzionamento dell’organismo, ma non può sostituire una diagnosi endocrinologica, gli esami del sangue, l’ecografia tiroidea quando indicata o una terapia farmacologica prescritta. Questo vale in particolare per condizioni come ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroiditi autoimmuni e noduli tiroidei.
Secondo Brancato, eliminare alimenti senza motivo può creare un falso senso di controllo. Una persona che avverte stanchezza, aumento o perdita di peso, nervosismo, palpitazioni, insonnia o difficoltà di concentrazione potrebbe pensare di avere un semplice “squilibrio alimentare”. In realtà, questi sintomi possono essere segnali di un disturbo tiroideo che merita una valutazione medica.
Il rischio più concreto è il ritardo diagnostico. Rimandare per mesi una visita, affidandosi a rimedi trovati online, può permettere alla patologia di progredire e rendere più complessa la gestione clinica.
Glutine e latticini: eliminarli non è una cura
Tra le indicazioni più diffuse online c’è quella di eliminare glutine e latticini per migliorare la salute tiroidea. La SIMDO invita però alla prudenza: queste esclusioni non devono essere fatte senza indicazione del medico o di uno specialista della nutrizione.
Togliere il glutine è necessario in caso di celiachia diagnosticata, mentre l’eliminazione dei latticini può essere indicata in presenza di specifiche condizioni cliniche, come allergie o intolleranze documentate. In assenza di queste situazioni, le restrizioni alimentari non motivate possono rendere la dieta meno varia e più difficile da seguire, con possibili carenze nutrizionali.
La salute della tiroide, invece, va affrontata con un percorso corretto: valutazione dei sintomi, esami appropriati, diagnosi medica e, quando serve, terapia. L’alimentazione resta importante, ma deve essere inserita in un quadro clinico chiaro.
I micronutrienti importanti per la tiroide
Sgombrato il campo dai falsi miti, resta un dato scientificamente solido: alcuni micronutrienti sono essenziali per il normale funzionamento della tiroide. Tra questi, lo iodio ha un ruolo centrale nella sintesi degli ormoni tiroidei. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che la profilassi iodica aiuta nella prevenzione del gozzo endemico e di altri disturbi legati alla carenza di iodio, anche attraverso una misura semplice come l’uso del sale iodato.
Accanto allo iodio, la SIMDO richiama l’attenzione anche su selenio, ferro e vitamina D, nutrienti coinvolti nei meccanismi endocrini e nel buon funzionamento generale dell’organismo. Questo però non significa che tutti debbano assumere integratori. La decisione va presa caso per caso, dopo una valutazione medica e, se necessario, esami specifici.
Il punto non è “più integratori uguale più salute”, ma garantire un’alimentazione equilibrata e correggere eventuali carenze reali. Gli integratori, infatti, non sono privi di rischi: alcuni possono interferire con farmaci tiroidei o alterare i risultati degli esami, motivo per cui è sempre opportuno informare il medico prima di assumerli.
Sale iodato: una prevenzione semplice, ma senza eccessi
La SIMDO ribadisce l’importanza del sale iodato come strumento di prevenzione. In Italia, la iodoprofilassi attraverso il sale iodato è una misura raccomandata dalle autorità sanitarie proprio perché consente di aumentare l’apporto di iodio nella popolazione senza ricorrere a supplementazioni non controllate. Il Ministero della Salute ricorda che lo iodio aiuta a prevenire molti disturbi della tiroide.
Questo non significa aumentare il consumo di sale. La raccomandazione resta quella di usarne poco, preferendo però il sale iodato al sale comune. In altre parole: poco sale, ma iodato.
Il sale iodato è quindi molto diverso dagli integratori acquistati online con promesse terapeutiche. È uno strumento di sanità pubblica, non una “cura alternativa”, e va inserito all’interno di una dieta sana e varia.
Quando rivolgersi al medico
La tiroide è una ghiandola piccola, ma svolge un ruolo importante nel metabolismo, nell’energia, nella regolazione della temperatura corporea e in molte funzioni dell’organismo. Per questo, alcuni sintomi non andrebbero ignorati.
Stanchezza persistente, variazioni inspiegabili di peso, insonnia, palpitazioni, nervosismo, difficoltà di concentrazione o sensazione costante di freddo possono essere segnali di un cattivo funzionamento tiroideo. Sono disturbi spesso aspecifici, cioè comuni anche ad altre condizioni, ma proprio per questo non dovrebbero essere autodiagnosticati.
Il primo passo è parlarne con il medico di famiglia, che potrà valutare se prescrivere esami o indirizzare allo specialista endocrinologo. Come sottolinea Brancato, una corretta informazione è la prima vera forma di prevenzione.
La corretta informazione come prevenzione
L’appello della SIMDO non punta a demonizzare l’alimentazione o l’interesse dei cittadini verso stili di vita più sani. Al contrario, invita a distinguere tra prevenzione seria e scorciatoie pericolose.
Una dieta equilibrata può aiutare il benessere generale e sostenere il corretto funzionamento della tiroide. Ma le cure fai da te, le eliminazioni alimentari non motivate e gli integratori proposti come soluzioni universali rischiano di fare l’opposto: confondere i pazienti, ritardare le diagnosi e aggravare il quadro clinico.
Il messaggio finale è quindi chiaro: per proteggere la tiroide servono informazioni affidabili, controlli medici quando necessari e un’alimentazione varia, non promesse miracolose.
