Anche in Italia è ora disponibile una nuova opzione terapeutica – Nemolizumab è il nome del principio attivo – per la dermatite atopica da moderata a grave e per la prurigo nodularis da moderata a grave. La vera novità, però, non è soltanto l’arrivo di un nuovo farmaco biologico: è il suo bersaglio. Nemolizumab agisce in modo mirato sulla via dell’interleuchina-31, o IL-31, una citochina neuroimmunitaria considerata centrale nella genesi e nel mantenimento del prurito cronico.
Il prurito, in queste due malattie, non è un sintomo marginale. È spesso il problema principale, quello che impedisce di dormire, lavorare, studiare, concentrarsi e vivere relazioni serene. È anche il motore di un circolo vizioso: il paziente si gratta, la pelle si danneggia, l’infiammazione aumenta, le lesioni peggiorano e il prurito riparte. È proprio su questo circuito che interviene nemolizumab, bloccando selettivamente la segnalazione dell’IL-31 attraverso il legame con la subunità alfa del suo recettore.
Perché il prurito è il vero bersaglio di nemolizumab
Durante la conferenza stampa di lancio, i relatori hanno insistito su un punto molto concreto: per molti pazienti il prurito conta più dell’aspetto visibile della pelle. Il professor Giuseppe Micali, Direttore U.O.C Clinica Dermatologica e Direttore Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’ Università di Catania, ha raccontato che, quando chiede ai pazienti con forme moderate o gravi cosa desiderino migliorare per prima cosa, la risposta è quasi sempre la stessa: il prurito. “Le manifestazioni cutanee posso anche accettarle”, riferiscono spesso i pazienti, ma “quello che non mi fa vivere è il prurito”.
Questa frase spiega bene il senso clinico della nuova terapia. Nemolizumab non nasce come semplice farmaco “anti-lesione”, ma come trattamento capace di agire su uno dei principali mediatori del prurito. L’IL-31, infatti, è coinvolta nel dialogo tra sistema immunitario, cute e fibre nervose. Quando questa via è iperattiva, il segnale del prurito diventa persistente, intenso e difficile da controllare.

Micali ha spiegato che “nemolizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce bloccando il recettore dell’interleuchina-31”, molecola che svolge un ruolo centrale soprattutto “nella genesi e nel mantenimento del prurito”. Il farmaco, ha aggiunto, interviene “direttamente sul dialogo tra sistema immunitario e sistema nervoso” e contribuisce a interrompere il circolo vizioso prurito-grattamento.
Un’azione mirata, non una soppressione generica
La selettività è uno degli aspetti più rilevanti di nemolizumab. Per anni, nelle forme più impegnative di dermatite atopica e prurigo cronica, le opzioni terapeutiche si sono basate anche su farmaci ad azione più ampia. Oggi la dermatologia si sta muovendo verso terapie mirate, costruite intorno ai meccanismi molecolari della malattia.
In occasione della conferenza stampa di presentazione, Micali ha sintetizzato questo passaggio parlando di “medicina di precisione”: non più trattamenti che “azzerano il campo”, ma terapie capaci di colpire un bersaglio specifico, in questo caso la via dell’interleuchina-31.
Questo non significa che nemolizumab agisca solo sul prurito in senso stretto. L’IL-31 è coinvolta anche nell’infiammazione e nella disregolazione della barriera cutanea. Tuttavia, il suo ruolo nella trasmissione del segnale pruriginoso rende questa terapia particolarmente interessante per i pazienti in cui il prurito è il sintomo dominante e più invalidante.
Dermatite atopica: quando grattarsi diventa parte della malattia
La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica e recidivante della pelle. Si manifesta con cute secca, arrossamento, eczema, desquamazione, lesioni da grattamento e prurito intenso. Può comparire nei bambini, ma anche persistere o manifestarsi in adolescenza e in età adulta.
Il prurito intenso è il sintomo chiave. Può peggiorare di notte, con il sudore, con gli indumenti irritanti, con detergenti aggressivi, stress, ambienti secchi o caldo-umidi e colonizzazione da Staphylococcus aureus. Il grattamento continuo può lesionare la pelle e favorire infezioni secondarie, aumentando ulteriormente il carico della malattia.
Micali descrive la dermatite atopica come una patologia “complessa e multifattoriale”, in cui interagiscono predisposizione genetica, fattori ambientali, alterazione della barriera cutanea e risposta immunitaria di tipo 2. In questo contesto, il prurito non è solo una conseguenza: diventa uno dei principali determinanti della qualità di vita.
Per questo l’arrivo di nemolizumab ha un significato particolare. Nei programmi di studi clinici di fase III ARCADIA, il farmaco, somministrato per via sottocutanea ogni quattro settimane in associazione a corticosteroidi topici di base, con o senza inibitori topici della calcineurina, ha migliorato le lesioni cutanee e ridotto in modo rapido e significativo prurito e disturbi del sonno rispetto al placebo. L’azienda che commercializza il farmaco riporta un sollievo significativo dal prurito già dalla prima settimana.
Prurigo nodularis: la malattia del circolo prurito-grattamento
La prurigo nodularis, o più correttamente prurigo cronica nella classificazione oggi proposta da parte della comunità scientifica, è una malattia cutanea caratterizzata da prurito cronico e noduli cutanei molto pruriginosi. È una delle condizioni dermatologiche in cui il prurito raggiunge i livelli più severi.
Il professor Angelo Valerio Marzano – Professore Ordinario e Direttore SC Dermatologia Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Direttore Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Milano – intervenuto nella conferenza stampa di presentazione di questa nuova molecola, ha spiegato che la forma nodulare è solo una delle possibili manifestazioni della prurigo cronica, accanto a forme papulose, a placche o con escoriazioni da grattamento. Il punto comune è il prurito che dura da più di sei settimane e che alimenta un ciclo continuo: prurito, grattamento, peggioramento delle lesioni, nuovo prurito.
Marzano sottolinea anche che la prurigo cronica non va confusa con un disturbo psichiatrico. Può essere associata a cause dermatologiche o extra-dermatologiche, comprese malattie neurologiche, epatiche, renali, linfoproliferative o condizioni di disagio mentale, ma può anche avere origine sconosciuta. La diagnosi richiede quindi attenzione, esperienza dermatologica e capacità di escludere altre cause di prurito cronico.
In questo scenario, l’azione selettiva di nemolizumab sull’IL-31 diventa particolarmente rilevante. E’ in questo contesto che Marzano ha definito il farmaco “molto interessante”, proprio perché blocca la subunità alfa del recettore dell’interleuchina-31, “la citochina cruciale nella patogenesi della prurigo cronica nodulare”.
Dormire meglio: un obiettivo clinico concreto
Quando si parla di prurito cronico, il sonno è uno dei primi aspetti compromessi. Il paziente si gratta durante la notte, si sveglia più volte, dorme male e affronta la giornata con stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione. Nei bambini questo può incidere sul rendimento scolastico; negli adulti sulla produttività lavorativa e sulla vita relazionale.
Mario Coccioli, presidente di ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica, intervenuto in conferenza stampa, ha descritto la dermatite atopica come una malattia che “si sente” perché provoca prurito intenso e dolore, e che “si vede” per le lesioni cutanee. Il prurito, ha spiegato, può essere “incessante” e non dare tregua, impedendo al paziente di dormire durante la notte e di concentrarsi durante il giorno.
È qui che il dato sul miglioramento dei disturbi del sonno assume valore pratico.
Dal prurito alla qualità di vita
Ridurre il prurito significa molto più che controllare un sintomo. Significa ridurre il bisogno di grattarsi, limitare nuove lesioni, diminuire il rischio di escoriazioni e infezioni, dormire meglio e recuperare energie. Significa anche sentirsi meno condizionati dalla malattia nelle relazioni sociali, nello studio, nel lavoro e nella vita familiare.
Coccioli ha ricordato che la qualità di vita dei pazienti con dermatite atopica può essere gravemente compromessa, con ansia, stress, depressione e calo dell’autostima. La disponibilità di farmaci biologici come nemolizumab, secondo ANDeA, ha cambiato lo scenario terapeutico perché permette di colpire in modo mirato i bersagli molecolari responsabili dell’infiammazione e del prurito.
Secondo studi recenti, l’87% dei pazienti con dermatite atopica dichiara di desiderare di liberarsi dal prurito (fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36479885/) , mentre il 75% dei pazienti con prurigo nodularis riferisce che il prurito persistente incide negativamente sulla qualità di vita (fonte: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32215661/).
Sono numeri che spiegano perché una terapia mirata alla via dell’IL-31 possa rappresentare una novità significativa.
Nemolizumab, una nuova possibilità coperta dal Servizio Sanitario Nazionale, all’interno di un percorso specialistico
L’arrivo di nemolizumab naturalmente non elimina la necessità di una corretta diagnosi e di una presa in carico specialistica. La dermatite atopica e la prurigo nodularis richiedono valutazione dermatologica, inquadramento della gravità, attenzione alle comorbidità e scelta personalizzata del trattamento.
La novità è che oggi, per pazienti selezionati, esiste una terapia biologica che punta in modo specifico a una delle vie più importanti del prurito cronico. Non una risposta generica, ma un approccio mirato al dialogo neuroimmunitario che collega pelle, sistema immunitario e sistema nervoso.
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato (con la Determina Pres. n. 664/2026 pubblicata in G.U. n.122 28-5-2026) la rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale di questo nuova terapia biologica.
Per chi convive con prurito persistente, notti interrotte e lesioni alimentate dal grattamento, questa selettività può tradursi in un obiettivo molto concreto: spezzare il circolo prurito-grattamento e recuperare qualità di vita.
