Nutrizione clinica in oncologia: il ruolo degli alimenti a fini medici specializzati nei percorsi di cura e nella sostenibilità del SSN

Curare la malnutrizione dei pazienti oncologici non è solo una questione di salute, ma anche di conti pubblici. È quanto emerge da uno studio di farmacoeconomia presentato giovedì 25 giugno alla Sala Nassirya del Senato, su iniziativa della senatrice Elena Murelli.

Investire 50 milioni per risparmiarne 95

La ricerca, di prossima pubblicazione, ha stimato l’impatto economico dell’impiego degli Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS), in particolare i supplementi nutrizionali orali, nei pazienti oncologici di nuova diagnosi che presentano malnutrizione: a fronte di un investimento di circa 50 milioni di euro l’anno, il Servizio Sanitario Nazionale eviterebbe costi per circa 95 milioni, grazie alla riduzione di riospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso e visite di controllo. Il beneficio netto stimato è di circa 45 milioni di euro annui, con un ritorno dell’investimento già nel primo anno.

Un problema diffuso e sottovalutato

Il problema di fondo è tutt’altro che marginale. Oltre la metà dei malati oncologici presenta già alterazioni dello stato nutrizionale al momento della prima visita, prima ancora dell’avvio delle terapie. I tumori di testa-collo, esofago, stomaco, pancreas, fegato e polmone sono tra i più esposti al rischio. Una malnutrizione non trattata, ricordano gli esperti, può ridurre la sopravvivenza, aumentare le tossicità dei trattamenti, prolungare le degenze e peggiorare la qualità di vita. Il costo complessivo della malnutrizione da malattia per il SSN è stimato tra 2,5 e 10 miliardi di euro l’anno.

La nutrizione come parte della cura

«La nutrizione clinica deve essere considerata parte integrante del percorso terapeutico oncologico», ha sottolineato il professor Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo, definendo i supplementi nutrizionali orali strumenti «validi, sicuri e costo-efficaci» se utilizzati sotto controllo medico.

Il nodo dell’accesso e le disuguaglianze regionali

Il nodo principale resta l’accesso. Oggi, in assenza di un pieno riconoscimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), la possibilità di ricevere gratuitamente questi prodotti dipende dalle singole Regioni e, spesso, dalle ASL. Alcuni pazienti accedono ai supporti necessari, altri devono pagare di tasca propria o rinunciare. Su questo punto hanno insistito sia le associazioni dei pazienti, rappresentate da Francesco De Lorenzo (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia), sia l’industria, con Luca Cordaro dell’Unione Italiana Food.

Verso il riconoscimento nei LEA

«Non devono esistere differenze tra cittadini in base alla Regione di residenza», ha dichiarato la senatrice Murelli, auspicando il pieno inserimento degli AFMS nei LEA come passo avanti in termini di equità e tutela dei pazienti più fragili. Un obiettivo, quello dell’erogabilità uniforme su tutto il territorio nazionale, al quale, ha confermato Ugo Della Marta del Ministero della Salute, si sta lavorando all’interno del Tavolo Nazionale sulla Sicurezza Nutrizionale.

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