CO-VISION: usare l’arte per combattere il cambiamento climatico

Mari sempre più caldi, eventi climatici estremi, pandemie, proliferazione di specie provenienti da regioni lontane: ogni giorno, sotto i nostri occhi, il cambiamento climatico modifica gli ecosistemi, con un impatto che va ben oltre l’aumento delle temperature medie e coinvolge la nostra salute e i nostri stili di vita. Cambiano i paesaggi e le abitudini di chi, i paesaggi, li abita. Così nel cuore di un’Europa che ogni giorno fa i conti con le conseguenze del riscaldamento globale, nasce CO-VISION, risposta culturale, partecipativa e tecnologica alla fragilità degli ambienti naturali.

Il progetto, cofinanziato dal programma Europa Creativa, coinvolge dodici partner da undici Paesi europei, con l’obbiettivo di condividere esperienze artistiche e competenze scientifiche dando forma a una narrazione condivisa del cambiamento ecologico in atto. Dialogo artistico multidisciplinare tra Paesi e territori, CO-VISION affronta il tema della tutela ambientale attraverso installazioni audiovisive, performance e arte generativa, puntando sul coinvolgimento delle comunità locali. Il risultato dello scambio creativo tra le istituzioni aderenti è un archivio digitale che, accessibile a breve, raccoglierà le opere proposte.

In Grecia, ad esempio, l’Athens Digital Arts Festival esplora l’impatto dell’inquinamento marino con un’opera ispirata alle meduse, creature simbolo di un ecosistema dall’equilibrio precario, che invadono un Mediterraneo ormai bollente. Mentre in Spagna, il festival Eufònic indaga le trasformazioni ecologiche nel Delta dell’Ebro e, in Francia, l’associazione Rencontres Audiovisuelles porta l’attenzione sull’erosione costiera nella Baia della Somme.

Tra gli altri partner, il festival belga KIKK presenterà un’installazione audiovisiva immersiva, che, ispirata alla Strudiella devonica, uno dei più antichi fossili di insetto conosciuti, invita a riflettere sul tempo profondo dell’evoluzione. Per la Croazia, partecipa a CO-VISION LAB852 che si concentra sull’Island-Trapped Waves, fenomeno marino oggi alterato dal riscaldamento delle acque. In Romania troviamo quindi la Fondazione Transilvania Trust, impegnata nella salvaguardia delle specie protette lungo il fiume Someș. Infine, in Repubblica Ceca, il Signal Festival rilegge in chiave artistica i paesaggi incontaminati della cosiddetta “Amazzonia morava”.

A completare la rete, quattro partner scientifici: l’Istituto Europeo di Design (Italia), l’Università NTNU (Norvegia), l’Università XAMK (Finlandia) e la portoghese Mapa das Ideias.

Videocittà e il pino domestico come simbolo di un equilibrio spezzato

A guida di CO-VISION, il festival romano Videocittà, nel corso del quale, lo scorso 3 luglio, è stata presentata l’opera Pinus Pinea AV Talk. Protagonista del contributo italiano è appunto il pino domestico, albero caratteristico del litorale laziale, sacro già per Etruschi e Romani, e oggi minacciato dalla diffusione di parassiti e da uno squilibrio ambientale sempre più marcato.

A seguito di un lungo lavoro di ricerca interdisciplinare, il team creativo – guidato dalla curatrice Anna Lea Antolini, con Simone ArcagniLorenza LiguoriVincenzo Pizzi e Delfina Stella – ha sviluppato un’installazione audiovisiva in cui immagini generate dall’intelligenza artificiale, performance, letteratura e sound design risultano incorporate in un unico racconto: un piano sequenza continuo in cui biologia e mitologia del pino si intrecciano, restituendo visivamente il ciclo vitale dell’albero.

“Abbiamo voluto creare un talk visivo – ha spiegato Francesco Dobrovich, direttore creativo di Videocittà e ideatore di CO-VISION – senza speaker, in cui a parlare sono immagini, suoni e parole evocative. Il nostro obiettivo è condividere queste opere in tutta Europa, semplicemente inviando un file, in una logica di accessibilità e riduzione dell’impatto ambientale.”

La visione d’insieme come punto di partenza

“Curare un progetto come CO-VISION – racconta Anna Lea Antolini – significa prendersi cura dell’idea originaria, facendola crescere attraverso il contributo di voci diverse per arrivare a una co-visione tra creativi con background diversi, discipline distanti e territori uniti da fragilità simili”.

Nel corso del 2024, le comunità presenti nei territori coinvolti sono state inoltre protagoniste dei Local Debates, momenti di confronto pubblico in cui cittadini, esperti e artisti hanno mappato le criticità ambientali dei paesaggi locali.

La memoria collettiva per il paesaggio europeo del futuro

CO-VISION è un progetto pluriennale e dopo la presentazione nei rispettivi Paesi e in sedi internazionali, le opere prodotte confluiranno in un archivio digitale europeo, accessibile a partire dal 2026.

L’idea è quella di tenere traccia della trasformazione dei paesaggi di regioni d’Europa differenti, tramite una testimonianza condivisa da conservare nel tempo. Un archivio non solo di opere, ma di voci e intuizioni, in cui coltivare consapevolezza nell’ottica di un nuovo rapporto tra cultura, ambiente e cittadinanza: non solo memoria storica ma racconto collettivo di un futuro ambientale da immaginare e salvare.

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