Oncologi sommersi dalla burocrazia: metà della settimana lontani dai pazienti

Un’indagine del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri fotografa un sistema inceppato: il tempo clinico si consuma tra moduli, registri e schede AIFA. A Roma, la proposta di una svolta.

Ci sono oncologi che aprono il computer prima dell’arrivo del primo paziente per sgomberare la scrivania virtuale da incombenze che altrimenti si sovrapporranno alla visita, al colloquio, alla prescrizione. Non è una scelta: è un adattamento. Un modo per recuperare frammenti di tempo clinico in un sistema che ne lascia sempre meno. In effetti, la burocrazia in oncologia rappresenta proprio una delle sfide più delicate del settore.

Il dato: fino al 50% della settimana in attività amministrative

Le stime raccolte dal Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) sono inequivocabili: le attività amministrative possono arrivare ad assorbire il 50% delle 38 ore settimanali di un oncologo ospedaliero. Modulistica, inserimento dati, registri di farmaci, schede AIFA, documentazione pre-visita. Un lavoro parallelo cresciuto silenziosamente, a discapito del tempo di cura. La burocrazia in oncologia è quindi un tema centrale nella gestione sanitaria.

Come funziona la visita oncologica: lo schema in tre fasi

Il Gruppo di Lavoro CIPOMO ha analizzato la visita oncologica in tutti i suoi passaggi, conducendo focus group in 24 reparti rappresentativi di 12 realtà regionali. Ne emerge uno schema in tre blocchi:

  • Il nucleo clinico — anamnesi, valutazione degli esami, scelta del trattamento, consenso informato — resta esclusivo del medico e non è comprimibile.
  • La fase preliminare — raccolta dati anagrafici, documentazione, registrazioni — è considerata delegabile dall’86,1% dei professionisti intervistati.
  • La fase successiva — programmazione esami, follow-up organizzativo — è standardizzabile per oltre la metà dei centri.

«Il nostro punto di vista clinico spesso genera valori incompatibili con i minutaggi», osserva Luisa Fioretto, Past President CIPOMO e coordinatrice del Gruppo di Lavoro. «Il tempo di relazione con i nostri pazienti è qualcosa che un cronometro non riesce a misurare, eppure è centrale per la presa in carico».

Il nodo schede AIFA: un centro su due le considera il problema principale

Tra gli elementi più critici, emerge la compilazione delle schede AIFA: un centro su due la indica come la fase più problematica dell’intero ciclo burocratico. I registri dell’agenzia del farmaco, nati come strumenti di controllo della spesa, si sono stratificati nel tempo trasformandosi in oneri permanenti per i reparti. Senza dubbio, la burocrazia in oncologia si riflette anche nella gestione di questi documenti.

Le proposte del Gruppo di Lavoro CIPOMO sono precise:

  • Chiusura tempestiva dei registri al termine del periodo di monitoraggio
  • Sospensione dei registri non collegati a rimborso condizionato
  • Sviluppo di supporti basati su intelligenza artificiale curati dall’AIFA stessa

I costi nascosti: burnout, liste d’attesa e fiducia erosa

Le conseguenze di questa compressione non restano tra le mura dei reparti. Il rischio di burnout tra gli oncologi è documentato in letteratura con evidenze consolidate. Ma l’impatto più visibile è l’allungamento delle liste di attesa: meno ore alla clinica significa più attesa per i pazienti. Inoltre, la burocrazia in oncologia contribuisce fortemente a questi problemi.

C’è poi una dimensione relazionale difficile da quantificare, ma decisiva. «Il peso burocratico riduce in maniera pesante il tempo clinico», afferma Annamaria Mancuso, Coordinatrice del Gruppo di advocacy. «Il tempo è elemento fondamentale per rafforzare il patto di fiducia medico-paziente, per motivare il paziente e aumentare l’aderenza ai trattamenti».

Le soluzioni: figure nuove, digitale e intervento istituzionale

Il documento CIPOMO distingue tra interventi rapidi interni ai reparti e riforme di sistema.

Sul fronte interno, la parola chiave è delega strutturata: introdurre figure dedicate — come il key manager di percorso o l’infermiere con competenze clinico-amministrative — capaci di gestire quello strato intermedio di attività che oggi assorbe energia medica senza produrre valore clinico.

Sul fronte sistemico, la proposta richiede un coordinamento tra Ministero della Salute, AGENAS e Regioni per identificare e adottare su scala nazionale strumenti di intelligenza artificiale ad alta interoperabilità, attraverso bandi dedicati. L’onorevole Vanessa Cattoi ha confermato l’orientamento della maggioranza a sostenere la digitalizzazione anche attraverso le risorse del PNRR, ricordando l’assunzione già finanziata di mille nuovi medici e cinquemila infermieri.

In sintesi, la burocrazia in oncologia rimane un nodo da affrontare urgentemente. Restituire tempo alla cura ha un costo. Ma non farlo ne ha uno molto più alto: quello di un sistema che si regge sulla resistenza silenziosa di professionisti e pazienti.

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