Salute mentale in estate: solitudine e confronto sociale possono aumentare il disagio

L’estate viene abitualmente raccontata come la stagione della leggerezza, delle vacanze e della socialità. Per alcune persone, però, i mesi estivi possono trasformarsi nel periodo più difficile dell’anno. La sospensione delle normali attività, il cambiamento delle abitudini e la riduzione dei contatti quotidiani rischiano infatti di amplificare la solitudine e il disagio psicologico.

A richiamare l’attenzione sulla salute mentale in estate è il Gruppo Cidimu, che sottolinea l’importanza di non interrompere i percorsi di assistenza durante le ferie. Le persone che convivono con depressione, ansia, disturbi del comportamento alimentare o altre fragilità psicologiche possono avere bisogno di un punto di riferimento proprio quando molti servizi, attività e reti sociali rallentano.

Il disagio, tuttavia, non riguarda soltanto chi ha già ricevuto una diagnosi. Anche chi si trova per la prima volta a trascorrere un’estate in solitudine, a lavorare mentre amici e familiari sono in vacanza o a rinunciare a un viaggio per ragioni economiche può sperimentare tristezza, esclusione e senso di inadeguatezza.

Salute mentale in estate e pressione delle vacanze perfette

Durante i mesi estivi aumenta l’esposizione a immagini che raccontano una felicità apparentemente diffusa e senza interruzioni. Fotografie di spiagge, tramonti, viaggi, gruppi di amici e famiglie sorridenti riempiono i social network, creando la sensazione che tutti stiano vivendo esperienze positive.

Per chi resta a casa, lavora o non dispone di una rete affettiva con cui condividere il proprio tempo, questo racconto può risultare particolarmente doloroso.

«Chi non riesce a partire, per motivi economici, lavorativi o per l’assenza di una rete di relazioni con cui condividere questo tempo, spesso vive l’estate con un senso di esclusione» – spiega la dottoressa Silvia Rimondi, psicologa psicoterapeuta presso Cidimu di Torino – «È la conseguenza del confronto continuo con un’immagine collettiva di felicità a cui non si sente di appartenere».

La propria condizione può così essere interpretata come una prova di fallimento personale, anche quando non dipende da una scelta e non presenta nulla di insolito. Non poter andare in vacanza, avere pochi giorni liberi o attraversare una fase di isolamento non significa essere meno capaci, meno interessanti o meno meritevoli di benessere.

Foto di Silvia Rimondi, psicologa psicoterapeuta
dott.ssa Silvia Rimondi, psicologa psicoterapeuta presso Cidimu Torino

Il problema nasce quando il confronto con gli altri diventa costante e finisce per modificare la percezione di sé.

Il ruolo dei social e la felicità da mostrare

I social network possono accentuare la distanza tra la vita quotidiana e l’immagine idealizzata delle vacanze. Le piattaforme mostrano prevalentemente momenti selezionati: una cena, una giornata al mare, un paesaggio suggestivo o un incontro tra amici. Restano invece fuori dall’inquadratura le difficoltà, i conflitti, la stanchezza e le preoccupazioni.

«La performatività della felicità che i social impongono in questo periodo crea una pressione silenziosa», osserva la dottoressa Rimondi. «Non basta stare bene: bisogna mostrarlo. E chi non ha nulla da mostrare finisce per sentirsi messo ai margini».

La continua esposizione a corpi considerati conformi ai canoni estetici può inoltre aumentare l’insoddisfazione per il proprio aspetto. In estate il corpo viene maggiormente esposto e raccontato, una condizione che può rendere più difficile il rapporto con la propria immagine, soprattutto nelle persone che stanno affrontando un disturbo del comportamento alimentare o una situazione di vulnerabilità emotiva.

Ridurre il tempo trascorso sui social, in particolare nelle ore serali, può aiutare a limitare il confronto e a proteggere il riposo. Non si tratta necessariamente di abbandonare le piattaforme, ma di utilizzarle in modo più consapevole, ricordando che ciò che viene pubblicato rappresenta soltanto una parte della realtà.

I segnali di disagio da non sottovalutare

Il malessere psicologico può manifestarsi in modi differenti. Secondo le indicazioni riportate dal Gruppo Cidimu, alcuni segnali meritano particolare attenzione, soprattutto quando persistono nel tempo o interferiscono con la vita quotidiana.

Tra questi rientrano una spossatezza continua, l’apatia e la perdita di interesse per attività che in precedenza risultavano piacevoli. Le alte temperature possono aumentare la sensazione di stanchezza, ma una mancanza di energia prolungata non dovrebbe essere automaticamente minimizzata.

Possono comparire anche vergogna o senso di colpa per la propria situazione. Una persona potrebbe rimproverarsi perché non è riuscita a organizzare una vacanza, perché non ha abbastanza amici o perché non prova l’entusiasmo che sembra caratterizzare gli altri.

Altri segnali sono i pensieri negativi ricorrenti, l’autosvalutazione e la convinzione di non essere all’altezza. Il confronto può riguardare la disponibilità economica, le relazioni, le esperienze vissute oppure l’aspetto fisico.

Un singolo momento di tristezza non indica necessariamente la presenza di un disturbo. Quando però il disagio è intenso, dura a lungo o rende difficile dormire, mangiare, lavorare e mantenere le relazioni, è opportuno rivolgersi a un professionista qualificato.

Perché il cambiamento della routine può pesare

Le persone che convivono già con una fragilità psicologica possono essere maggiormente esposte agli effetti della pausa estiva. Anche chi non aveva mai sperimentato un disagio significativo, però, potrebbe trovarsi in difficoltà quando vengono meno le normali abitudini.

«Gli impegni quotidiani e una routine consolidata funzionano spesso come cuscinetti: strutturano il tempo e danno senso alle giornate», sottolinea la psicologa. «In estate le abitudini si modificano, cambiano l’alimentazione e i ritmi sonno-veglia, e rifugiarsi dietro la routine non è sempre possibile».

La chiusura temporanea di palestre, associazioni e luoghi di incontro, insieme alle ferie di colleghi e amici, può ridurre le occasioni di socialità. Le giornate appaiono più lunghe e vuote, mentre il caldo può limitare le attività all’aperto nelle ore centrali.

Creare una nuova organizzazione quotidiana può quindi aiutare a mantenere alcuni punti di riferimento, senza pretendere di riprodurre esattamente i ritmi del resto dell’anno.

Strategie concrete per proteggere il benessere psicologico

Per affrontare il disagio estivo è possibile adottare alcune strategie semplici. La prima consiste nel cercare piccoli momenti di socialità dal vivo, privilegiando persone capaci di ascoltare e ambienti percepiti come sicuri e confortevoli. Non è necessario partecipare a grandi eventi: anche una passeggiata, un caffè o una telefonata possono ridurre la sensazione di isolamento.

È importante, inoltre, non colpevolizzarsi. Ogni persona attraversa condizioni economiche, lavorative e relazionali differenti. Non partire per le vacanze o trascorrere più tempo da soli non definisce il valore individuale.

Può essere utile stabilire una routine estiva sostenibile, con orari abbastanza regolari per il sonno e i pasti. Quando le temperature lo permettono, inserire un’attività fisica adeguata alle proprie condizioni, preferibilmente nelle ore più fresche, può offrire un’occasione per uscire di casa e prendersi cura di sé.

Un’altra indicazione riguarda l’utilizzo dei social. Limitare l’esposizione ai contenuti che alimentano il confronto, soprattutto prima di dormire, può aiutare a proteggere l’umore e la qualità del riposo.

Chiedere aiuto non è un segno di debolezza

Quando il disagio persiste, chiedere il supporto di uno psicologo o di un altro professionista della salute mentale rappresenta un atto di cura. Non è necessario attendere che la situazione diventi ingestibile.

«Non minimizzare è il primo passo per una maggiore serenità», ricorda la dottoressa Rimondi.

Il primo colloquio permette di raccontare pensieri, emozioni e difficoltà in uno spazio di ascolto e rispetto. Sarà poi il professionista a valutare gli eventuali sintomi, approfondire gli aspetti rilevanti e concordare con la persona gli obiettivi di un possibile percorso.

Per chi sta già seguendo una terapia, la continuità assistenziale può essere particolarmente importante. L’interruzione improvvisa dei colloqui o la difficoltà nel contattare un referente rischiano infatti di aumentare il senso di abbandono nei momenti più delicati.

Altri di questo autore

Nuova PET/CT allo IOV di Castelfranco: diagnosi oncologiche più precise e personalizzate

Allo IOV di Castelfranco Veneto è stata inaugurata una nuova PET/CT di ultima generazione. L’apparecchiatura rafforza la diagnostica oncologica,...

Dermatite atopica e prurigo nodularis: arriva Nemolizumab, il farmaco biologico che agisce sul prurito

Anche in Italia è ora disponibile una nuova opzione terapeutica - Nemolizumab è il nome del principio attivo -...

Ondate di calore in Veneto: le raccomandazioni per proteggere fragili e lavoratori

Le ondate di calore in Veneto continuano a rappresentare un rischio concreto per la salute, soprattutto quando le alte...

Nuova PET/CT allo IOV di Castelfranco: diagnosi oncologiche più precise e personalizzate

Allo IOV di Castelfranco Veneto è stata inaugurata una nuova PET/CT di ultima generazione. L’apparecchiatura rafforza la diagnostica oncologica,...

Dermatite atopica e prurigo nodularis: arriva Nemolizumab, il farmaco biologico che agisce sul prurito

Anche in Italia è ora disponibile una nuova opzione terapeutica - Nemolizumab è il nome del principio attivo -...

Articoli correlati

Inserzione pubblicitaria

Gli ultimi articoli

Policlinico Umberto I: inaugurata nuova Terapia Intensiva ad Alto Biocontenimento, passo in avanti per ospedale moderno

È stata inaugurata oggi al Policlinico Umberto I presso la IV Clinica Chirurgica, Dipartimento di Emergenza-Accettazione, Anestesia e Aree Critiche un nuovo reparto di...

Intelligenza artificiale in sanità: aiuta la diagnosi, ma non può sostituire il medico

Come inserire l'intelligenza artificiale nei percorsi clinici senza intaccare sicurezza, trasparenza e responsabilità? Se ne è parlato lo scorso 8 luglio a Roma durante...

Antibiotico-resistenza, l’Italia sopra la media europea

L'antimicrobico-resistenza (AMR) continua a essere una delle emergenze sanitarie più attenzionate a livello internazionale, con l'Organizzazione Mondiale della Sanità che la associa a quasi...

Non ti vuoi perdere i prossimi articoli?

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere, una volta al mese, la nostra selezione dei contenuti più interessanti!

Inserendo la mail accetti la Privacy Policy: ti terremo informato sui nostri prossimi contenuti. NON cederemo mai il tuo indirizzo a terzi.