Come inserire l’intelligenza artificiale nei percorsi clinici senza intaccare sicurezza, trasparenza e responsabilità? Se ne è parlato lo scorso 8 luglio a Roma durante l’incontro “IA in Sanità”.
Filo conduttore dell’evento, la riflessione sul rapporto tra intelligenza artificiale, centralità della persona e responsabilità del medico, ha coperto vari ambiti: dalla vita nei reparti al modo in cui le istituzioni regolano e accompagnano la trasformazione digitale della sanità, garantendo al tempo stesso investimenti ed equità di accesso.

Su questo punto è intervenuto Massimiliano Maselli, Assessore all’Inclusione Sociale e Servizi alla Persona della Regione Lazio, sottolineando come l’uso dell’IA possa avere implicazioni nelle politiche sociali: «Sul piano sociale abbiamo attribuito un ruolo importante all’innovazione e all’utilizzo intelligente dei dati, migliorando programmazione, servizi e presa in carico delle persone. Questo incontro rappresenta dunque un’occasione preziosa di confronto tra realtà pubbliche e private, professionisti, istituzioni e stakeholder su un tema sempre più centrale per il futuro della sanità e del welfare».
Dalla diagnostica per immagini alla gestione dei dati: dove l’IA è già all’opera
Nel corso dell’incontro è emerso come l’intelligenza artificiale sia già presente in diverse aree della sanità, non solo sul fronte amministrativo con prenotazioni, gestione dei flussi, CRM e documentazione clinica, ma anche in ambito clinico e diagnostico. Nella diagnostica per immagini, in particolare, diversi sistemi basati su algoritmi risultano già integrati in apparecchiature e software medicali, con funzioni che vanno dal supporto alla qualità delle immagini all’individuazione di alterazioni sospette, dalla segmentazione delle lesioni alla prioritizzazione dei casi, fino all’analisi predittiva.
Non mancano le questioni aperte, dalla protezione dei dati, alla responsabilità professionale, dall’affidabilità degli strumenti, alla tenuta del rapporto medico-paziente.
A raccontare questo equilibrio delicato è stato Paolo Fornelli, Direttore dei Sistemi Informativi della Clinica Villa Pia: «Il vero obiettivo non è affidare la sanità agli algoritmi, ma liberare tempo medico. Se l’IA può aiutare a redigere lettere di dimissione, note di diario o referti, riducendo attività burocratiche e ripetitive, allora può restituire ai professionisti più tempo per la cura, la valutazione clinica e il rapporto con il paziente. A condizione che ogni soluzione sia supervisionabile, tracciabile e realmente utile nel lavoro quotidiano».
Un ospedale romano attivo da 76 anni punta sull’innovazione
L’incontro è stato anche l’occasione per ribadire l’importanza del dialogo tra pubblico e privato nella gestione dell’innovazione in sanità. A ospitarlo è stato il Villa Pia International Hospital, struttura ospedaliera romana attiva da 76 anni, che negli ultimi tempi ha intrapreso un percorso di crescita tecnologica e organizzativa guardando proprio alle opportunità aperte dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.
Ne ha parlato Daniela Bottari, Amministratore Unico di Villa Pia International Hospital: «L’intelligenza artificiale rappresenta una nuova frontiera, non solo per rendere più efficienti i processi, ma anche per supportare in modo sempre più evoluto la diagnosi, la cura e la presa in carico del paziente. La Cartella Clinica Elettronica e la crescente disponibilità di dati sanitari ordinati e tracciabili possono costituire una base strategica per costruire percorsi diagnostico-terapeutici più integrati. Ma l’innovazione deve essere introdotta con responsabilità, attenzione alla persona e pieno rispetto del ruolo del medico».
Dall’incontro, moderato dal giornalista scientifico Daniel Della Seta, emerge quindi un orientamento condiviso da istituzioni, clinici e manager: l’intelligenza artificiale può essere una leva importante per la sanità del futuro, a patto che resti sotto la guida e la responsabilità dell’uomo.
