Chikungunya in Veneto: primo caso autoctono

È stato diagnosticato il primo caso autoctono di Chikungunya in Veneto: si tratta di una donna di 64 anni residente in una frazione del comune di Negrar di Valpolicella (VR), che non ha effettuato viaggi recenti in Paesi in cui la malattia è endemica. La diagnosi è stata confermata dal Dipartimento di Malattie Infettive/Tropicali e Microbiologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

La notizia è stata diffusa dalla Direzione Prevenzione della Regione Veneto, che riferisce come la paziente sia attualmente ricoverata, vigile e collaborativa con i medici.

Avviate misure straordinarie di prevenzione

In seguito alla conferma del caso, la Regione Veneto, in collaborazione con l’ULSS 9 Scaligera e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha attivato le misure di contenimento previste per i casi di arbovirosi:

  • indagine epidemiologica approfondita per identificare possibili fonti di esposizione;
  • monitoraggio entomologico per valutare la presenza di zanzare Aedes;
  • attivazione immediata della disinfestazione straordinaria nelle aree interessate;
  • sorveglianza sanitaria delle persone potenzialmente esposte;
  • potenziamento della sorveglianza sindromica nei Pronto Soccorso.

Nuovo caso di Chikungunya in Veneto: una donna di Affi tra i contagiati, secondo caso autoctono confermato – AGGIORNAMENTO AL 7/08/25 ORE 16.30

A poche ore dalla segnalazione del primo caso autoctono di Chikungunya in Veneto, arriva la conferma ufficiale di un secondo contagio, diagnosticato anch’esso dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella. La nuova paziente è una donna di 39 anni residente nel comune di Affi, in provincia di Verona, anche lei senza recenti viaggi in aree endemiche. Attualmente non è ricoverata e presenta sintomi lievi.

“Il secondo caso – riferiscono i tecnici della Regione – dall’indagine preliminare svolta dall’Azienda ULSS9 non risulta apparentemente collegato al primo caso rilevato. Verranno comunque svolti ulteriori approfondimenti di diagnostica molecolare per stabilire se vi sia o meno un collegamento.”

Intanto, la Regione Veneto – insieme all’ULSS 9 Scaligera e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie – ha rafforzato ulteriormente le misure di sorveglianza già attivate, applicando anche ad Affi le stesse azioni straordinarie messe in atto a Negrar.

Cos’è la Chikungunya e come si trasmette

“La Chikungunya – precisano i tecnici della Prevenzione – è una malattia virale trasmessa all’uomo attraverso la puntura di zanzare infette del genere Aedes, in particolare Aedes albopictus (zanzara tigre). Si manifesta più frequentemente con febbre alta improvvisa e intensi dolori articolari che possono persistere anche per settimane o mesi. Altri sintomi comuni includono dolori muscolari, mal di testa, eruzioni cutanee, astenia e, in alcuni casi, gonfiore articolare. Sebbene la malattia abbia generalmente un decorso autolimitante, in alcune persone, soprattutto anziani o soggetti con patologie pregresse, può causare sintomi prolungati o complicanze.”

I tecnici tengono a sottolineare che “la Chikungunya non si trasmette da persona a persona, ma solo attraverso la puntura di zanzare Aedes infette”. La zanzara diventa infetta pungendo una persona malata e, dopo un periodo di incubazione, può trasmettere il virus ad altri soggetti attraverso nuove punture.

Clima e viaggi estivi tra i possibili fattori

Fino a oggi, tutti i casi confermati di Chikungunya in Veneto erano legati a viaggi in Paesi endemici. Questo primo caso autoctono è considerato un evento significativo dalle autorità sanitarie, “verosimilmente legato all’intensificarsi dei viaggi internazionali nel periodo estivo, con il rientro di persone da Paesi in cui la malattia è presente ed alle condizioni climatiche favorevoli alla proliferazione della zanzara tigre”.

La situazione è costantemente monitorata dalle autorità competenti e si invita la popolazione a collaborare con le misure preventive, in particolare per il contenimento dei focolai di zanzare.

Come difendersi dal Chikunungya virus e dalle punte delle zanzare infette

Il meccanismo del contagio è ben noto: una zanzara punge una persona infetta, e dopo un breve periodo di incubazione, può trasmettere il virus pungendo altre persone sane. La prevenzione ambientale e personale è pertanto la misura più efficace per limitare la diffusione.

Le autorità sanitarie regionali ribadiscono quindi l’importanza per la popolazione di adottare comportamenti responsabili:

  • usare repellenti cutanei, anche di giorno;
  • eliminare l’acqua stagnante da sottovasi, bidoni e altri contenitori;
  • curare il verde privato;
  • installare e mantenere in buono stato zanzariere e barriere fisiche nelle abitazioni.

La situazione è sotto stretta osservazione e si attendono nei prossimi giorni aggiornamenti sugli eventuali collegamenti tra i casi e sull’andamento del monitoraggio entomologico nei territori interessati.

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