Un nuovo studio italiano mostra una risposta diversa alla metformina tra uomini e donne con diabete di tipo 2. Pubblicata sullo European Journal of Pharmacology, la ricerca evidenzia come la metformina riduca lo stress ossidativo in modo significativo solo nelle donne, aprendo la strada a una medicina di genere sempre più necessaria nella pratica clinica.
Metformina e donne: ridotto lo stress ossidativo del 38,9%
I risultati dello studio, resi noti dalla Società Italiana Metabolismo, Diabete e Obesità (SIMDO), derivano da un’analisi su 56 pazienti (29 uomini e 27 donne) seguiti presso diverse strutture universitarie e ospedaliere della Sardegna e della Campania. Tutti i partecipanti erano non fumatori, in buon compenso glicemico e senza complicanze legate al diabete.
Il dato più rilevante? Nelle donne trattate con metformina è stata osservata una riduzione del 38,9% dei livelli di malondialdeide (MDA), un importante marcatore di stress ossidativo e perossidazione lipidica. Al contrario, negli uomini trattati con lo stesso farmaco non si sono registrate riduzioni significative.
Differenze metaboliche: il ruolo delle acilcarnitine
La differenza di risposta sembra avere basi biologiche misurabili. Nelle donne è stata osservata anche una significativa riduzione di 23 acilcarnitine su 39 analizzate, mentre negli uomini solo 4.
Le acilcarnitine sono molecole fondamentali per il trasporto degli acidi grassi nei mitocondri, dove vengono convertiti in energia. L’accumulo di queste sostanze nel sangue è tipico del diabete tipo 2 ed è legato a disfunzione mitocondriale e aumento dello stress ossidativo.
Una loro riduzione suggerisce quindi un miglioramento dell’efficienza energetica cellulare e una minore produzione di radicali liberi. Anche questo effetto è risultato evidente solo nel gruppo femminile.
Il commento della SIMDO: “Integrare la medicina di genere è una necessità clinica”
Secondo Giancarlo Tonolo, presidente della SIMDO:
«Lo stress ossidativo è uno dei principali meccanismi responsabili delle complicanze del diabete. Osservare che la metformina è in grado di ridurlo in modo significativo solo nelle donne rappresenta un risultato di grande rilevanza clinica.
Lo studio dimostra che il sesso biologico condiziona profondamente la risposta al trattamento: integrare la medicina di genere nella pratica clinica non è più un’opzione, ma una necessità scientifica e clinica».

Implicazioni cliniche: verso una terapia personalizzata
Le donne con diabete hanno un rischio cardiovascolare più alto rispetto agli uomini, pur seguendo terapie simili. Questo nuovo studio suggerisce che il sesso biologico dovrebbe diventare un criterio nella scelta dei farmaci, non solo per migliorare i risultati terapeutici ma anche per ridurre le disuguaglianze di genere in sanità.
«Come SIMDO riteniamo prioritario promuovere un approccio terapeutico sempre più personalizzato, capace di migliorare l’efficacia delle cure e ridurre le disuguaglianze di salute», conclude Tonolo.
Anche l’impiego della metformina in altri ambiti — come oncologia, neurodegenerazione e aging — dovrebbe essere rivisto alla luce delle differenze sesso-specifiche, benché le attuali linee guida non prevedano ancora differenziazioni tra uomini e donne.
