Dopo la menopausa il rischio aumenta, ma il 90% dei casi resta non diagnosticato
L’apnea del sonno nelle donne è un disturbo ancora ampiamente sottovalutato, ma con conseguenze gravi per la salute cerebrale e cardiovascolare. Nonostante si tenda a considerarla una condizione maschile, l’apnea ostruttiva del sonno (OSA) colpisce anche milioni di donne, soprattutto dopo la menopausa. Secondo le stime, quasi una donna su cinque ne soffre, ma il 90% dei casi non viene riconosciuto e trattato.
Questo ritardo nella diagnosi è preoccupante, perché l’OSA, se non curata, può compromettere il funzionamento del cervello, aumentare il rischio cardiovascolare e ridurre significativamente la qualità della vita.
Perché l’apnea del sonno colpisce di più dopo la menopausa
Prima della menopausa, le donne hanno un rischio più basso di sviluppare OSA, grazie alla protezione ormonale di estrogeni e progesterone. Tuttavia, con il calo di questi ormoni, le vie aeree diventano più fragili e tendono a collassare durante il sonno.
Le donne in postmenopausa che non assumono terapia ormonale sostitutiva hanno un rischio da tre a quattro volte maggiore di sviluppare apnea ostruttiva. Dopo i 60 anni, il rischio si avvicina a quello maschile.
Secondo la National Sleep Foundation, oltre il 60% delle donne in menopausa presenta disturbi del sonno, e più del 20% sviluppa un’apnea clinicamente significativa.
Sintomi “invisibili” e diagnosi mancate
A differenza degli uomini, le donne non presentano sempre i sintomi “classici” come il russamento forte o la sonnolenza diurna. Al contrario, lamentano insonnia, risvegli notturni, mal di testa mattutino, ansia, irritabilità e affaticamento cronico.
«Molte pazienti vengono etichettate come ansiose o depresse e non vengono indirizzate a uno studio del sonno, anche quando presentano sintomi evidenti di apnea», spiega Alvise Cappello, specialista in medicina del sonno al Medical Center di Padova.
«Serve un cambiamento culturale nella pratica clinica. Ogni donna in postmenopausa che lamenta insonnia, affaticamento o difficoltà cognitive merita uno screening adeguato», aggiunge lo specialista.
Anche gli strumenti diagnostici attualmente in uso possono essere poco sensibili ai profili femminili. I questionari come lo STOP-Bang o la scala di Epworth, ad esempio, si basano su sintomi tipici degli uomini. In uno studio, il 40% delle donne con apnea moderata non riportava sintomi evidenti.
Apnea del sonno nelle donne: impatto sul cervello e sul cuore
Gli effetti dell’apnea ostruttiva del sonno sul cervello sono tutt’altro che lievi: i continui micro-risvegli e i cali di ossigeno provocano infiammazione e stress ossidativo a livello cerebrale. Studi recenti indicano che le donne con OSA sono più a rischio di declino cognitivo e demenza rispetto agli uomini con la stessa condizione.
Anche la Lancet Commission 2024 ha sottolineato l’importanza di monitorare la funzione cognitiva nei pazienti con apnea del sonno, con particolare attenzione al genere femminile.
Cure disponibili e nuove prospettive per le donne
Nonostante le difficoltà diagnostiche, l’apnea del sonno si può curare. La ricerca sta finalmente colmando il divario di genere, studiando l’influenza degli ormoni sulla respirazione e sviluppando strumenti diagnostici più adatti ai sintomi femminili.
Accanto alla classica CPAP, oggi si stanno testando anche dispositivi orali, terapie ormonali mirate e approcci integrati personalizzati.
Riconoscere tempestivamente l’apnea del sonno nelle donne significa proteggere il cervello, il cuore e la qualità della vita. Il sonno è anche una questione di genere: è tempo di cambiare approccio.
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