Afasia e il ritiro dalle scene di Bruce Willis, quali sono le cause e i sintomi?

Una notizia improvvisa che ha scosso i moltissimi fan di film come Pulp Fiction, Die Hard Trappola di Cristallo e Il Sesto Senso. L’attore americano Bruce Willis, 67 anni appena compiuti lo scorso 19 marzo, ha annunciato il suo ritiro dalle scene, perché non riesce più a recitare a causa dell’afasia. La dichiarazione arriva tramite un post sui social media di sua moglie Emma Heming, firmato anche dall’ex moglie Demi Moore e dai cinque figli di Bruce, Rumer, Scout, Tallulah, Mabel e Evelyn. “Agli incredibili fan di Bruce, – si legge – come famiglia abbiamo deciso di condividere la notizia che il nostro amato Bruce ha avuto dei problemi di salute e di recente gli è stato diagnosticata l’afasia che sta colpendo le sue abilità cognitive. A causa di questo, e dopo attente riflessioni, Bruce ha deciso di mettere da parte la sua carriera che tanto ha significato per lui”.

Cos’è l’afasia, quali sono le cause?

L’afasia fa parte di un insieme di disturbi cognitivi multiforme di deficit del linguaggio acquisito (si perde capacità e funzioni già apprese), spesso a causa di traumi o patologie cerebrali. Chi viene colpito da afasia, non riesce più a comunicare in modo coerente e può perdere anche la capacità di comprendere il linguaggio parlato o scritto. L’afasia si distingue dai disturbi al sistema fonatorio che producono il linguaggio parlato come disartria, afonia o disfonia. Inoltre, l’afasia non fa parte di quei disturbi legati a un deficit di intelligenza o pensiero. Il paziente afasico infatti, dimostra di avere difficoltà solo nelle competenze linguistiche.

È causata da una lesione cerebrale acquisita, che provoca una alterazione delle funzioni dei centri del linguaggio nella corteccia cerebrale, nei nuclei della base o nelle vie di connessione a livello della sostanza bianca (la componente tessutale del sistema nervoso centrale). Nei destrorsi e in quasi due terzi dei mancini, la funzione del linguaggio ha sede nell’emisfero sinistro. Nel resto delle persone mancine invece, è nel destro. Le lesioni che occorrono in queste aree possono interferire con alcuni aspetti della funzione del linguaggio.

L’afasia può insorgere in due modalità. Improvvisa, a causa di un trauma esterno alla testa, ictus, encefalite o botulismo, provocando una veloce ed inaspettata incapacità di comprendere le parole o di esprimersi. Chi viene colpito da questa tipologia di afasia non subisce un danno progressivo, la malattia e i suoi sintomi insorgono all’improvviso e tendono a non peggiorare. La seconda modalità è lenta e progressiva, a causa di malattie neurodegenerative come la sclerosi multipla e il morbo di Alzheimer o per una neoplasia cerebrale espansiva (un tumore al cervello). In questi casi i sintomi dell’afasia si presentano deboli all’inizio, per poi peggiorare progressivamente con l’avanzare della patologia cerebrale correlata.

I tipi di afasia e i sintomi

A seconda dell’area del cervello interessata dal danno, l’afasia può essere classificata principalmente in due tipologie: ricettiva ed espressiva. Esistono inoltre forme più gravi come le afasie globali o dei casi più rari in cui un danno all’emisfero destro e non dal sinistro causa la comparsa di questa patologia. In questo caso viene definita afasia crociata. Uno dei sintomi che accomuna tutte queste tipologie e l’anomia, l’incapacità di nominare oggetti.

I pazienti colpiti da afasia ricettiva, chiamata anche afasia sensoriale, fluente o di Wernicke non riescono ad assegnare un significato al linguaggio e alle parole che ascoltano, leggono (alessia) o toccano. È causata da un’alterazione della circonvoluzione temporale postero-superiore dell’emisfero dominante del linguaggio chiamato area di Wernicke. Chi viene affetto è in grado di pronunciare fluentemente le parole normali. Spesso però, queste includono fonemi o neologismi che le rendono senza senso. La scrittura anch’essa può presentarsi come fluente, ma contiene molti errori mostrando anche una mancanza di sostantivi (agrafia fluente). Infine, dato che le vie visive hanno sede nell’area affetta da questo tipo di danno cerebrale, si può subire un restringimento del campo visivo destro.

L’afasia espressiva, chiamata anche motoria, non fluente o di Broca, è causata da un danno che colpisce l’area frontale o frontoparietale dominante a sinistra, che comprende l’area di Broca. In questi casi, la patologia colpisce la capacità di esprimere le parole, ma rimane pressoché conservata la capacità dii comprendere e concettualizzare. Spesso il paziente risulta molto frustrato dal non essere in grado di esprimersi con parlando o scrivendo (agrafia non fluente e disgrafia).

Possiamo riassumere i sintomi più comuni dell’afasia così: difficoltà nel leggere o nel comprendere le parole dette, ripetizioni frequenti, non essere in grado di comprendere gli errori commessi (sia nello scritto che nel parlato), non riuscire a trovare la parola giusta per esprimersi, pronuncia di frasi brevi e incomplete o uso di parole o suoni senza senso.

La diagnosi e il trattamento dell’afasia

Per identificare la presenza o meno di afasia in un paziente, bisogna innanzitutto verificare la possibile causa scatenante. È importante accertarsi se è in corso un ictus, un tumore cerebrale o se è avvenuto un trauma alla testa. In questi casi si procede con la diagnostica per immagini cerebrale come TAC o Risonanza Magnetica. In seguito, si possono eseguire dei test neurologici per escludere altri problemi di comunicazione e per comprendere e valutare parametri specifici come: il linguaggio spontaneo, la denominazione, la ripetizione, la comprensione e la lettura e scrittura.

Il trattamento e il recupero dipendono principalmente dalla causa dell’afasia. Si procede prima con il trattamento delle lesioni cerebrali o con le cure continuative in caso di malattie degenerative. In seguito, l’afasia può essere trattata tramite la logopedia per migliorare o recuperare l’uso del linguaggio quotidiano. Utilizzando le competenze linguistiche residue si potenziano le capacità comunicative. Spesso il recupero non è mai completo e, nei casi più gravi in cui il paziente non riesce a recuperare le competenze linguistiche fondamentali, si ricorre all’uso di dispositivi di comunicazione aumentata come libri, schede di comunicazione o dispositivi elettronici.

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