Auto-trapianti, robot e ologrammi. Cosi’ il digitale trasforma la chirurgia del fegato a Padova.

Indossare occhiali 3D prima di entrare in sala operatoria per eseguire complessi interventi di chirurgia laparoscopica video-assistita del fegato. Utilizzo di bracci robotici per ricostruire vie biliari di pochi millimetri. Garantire un auto trapianto di fegato, dopo aver asportato la massa tumorale e ricondizionato l’organo all’esterno del corpo. Queste sono solo alcune delle nuove frontiere della chirurgia epatobiliare, dove l’alta tecnologia, le immagini digitali e gli ologrammi si fondono in una realtà mista per risultati “su misura” sempre migliori.

Uno dei maggiori centri di riferimento a livello nazionale, capace di coniugare ricerca e innovazione, si trova in Veneto all’Azienda Ospedale – Università di Padova. Alla guida dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Epatobiliare e dei Trapianti Epatici c’è il professor Umberto Cillo, noto epatologo di fama mondiale. Padova vanta oltre il 50% di operazioni chirurgiche eseguite con tecniche mininvasive e L’Unità di Chirurgia Epatobiliare è il centro con maggior numero di interventi di chirurgia oncologica sul fegato d’Italia

Equipe di Chirurgia Epatobiliare dell’Ospedale di Padova, diretta dal prof. Umberto Cillo

«Negli ultimi cinque anni la storia della chirurgia del fegato è cambiata – spiega il professor Cillo –. Stiamo parlando di un organo importantissimo, dove passano dai tre ai quattro litri di sangue al minuto. Ebbene, gestire un eventuale sanguinamento in laparoscopia, fino a qualche tempo fa, sembrava impossibile. Oggi non è più così perché l’expertise dei chirurghi di alta specialità epatobiliare è migliorata. Anche dopo una grande resezione epatica, i pazienti vengono dimessi in soli cinque giorni.

La chirurgia aperta, invece, richiedeva ricoveri anche di settimane. C’è anche un altro importante vantaggio in campo oncologico: intervenire in laparoscopia permette di evitare aderenze e quindi ripetere l’operazione anche più volte, in caso si ripresenti il tumore». Il chirurgo e gli assistenti sono chiamati ad avere sempre più una preparazione tecnologica. «La medicina personalizzata prevede un progetto di cura costruito e disegnato in maniera sartoriale sulle necessità del paziente – continua il professor Cillo -. La resezione epatica è un intervento complesso, che richiede una specifica preparazione. E qui entra in gioco l’innovazione, con la ricostruzione olografica tridimensionale preoperatoria dell’organo». 

L’avvento degli “smart glasses” consente di avere sempre davanti informazioni utili, come una tac o i parametri vitali. Sono inoltre provvisti di telecamera, microfono integrato e connessione wireless. «Sono le prime pionieristiche esperienze – aggiunge il professor Cillo – questi occhiali intelligenti ci consentono di avere l’ologramma del fegato fluttuante sul tavolo, un po’ come nel famoso film Guerre Stellari.

Noi possiamo muoverlo usando le mani, in una realtà virtuale, per avere una dimostrazione immediata e diretta di dettagli anatomici importanti. Ad esempio, mentre operiamo possiamo capire quali vasi o dotti biliari interrompere. Avere tutti questi strumenti potenzia le nostre capacità: le cose impossibili, diventano possibili in determinati contesti». L’organo tridimensionale viene ricostruito elaborando fonti digitali diverse (dalla tac, alla RMN) sulla base degli esami diagnostici del singolo paziente.

L’Unità di Chirurgia Epatobiliare di Padova è centro di riferimento per la chirurgia oncologica, offrendo le più avanzate metodiche per il trattamento dei tumori del fegato (epatocarcinoma (HCC), emangiosarcoma ed emangioendotelioma), delle vie biliari (colangiocarcinoma, Tumore di Klatskin) e delle metastasi al fegato (in particolare le metastasi da tumori del colon-retto, della mammella, dello stomaco, dell’esofago e dei tumori neuroendocrini). Inoltre, il reparto è parte integrante del Centro Regionale di Trapianti d’Organo della Regione Veneto dedicato ai trapianti di fegato. Copre tutte le specialità di trapianti epatici: da donatore cadavere e da donatore vivente (LDLT), trapianto parziale “split”, trapianto ausiliario e trapianto di fegato pediatrico.

L’Azienda Ospedale – Università di Padova dal 2011 può contare su sistemi di Machine Perfusion Preservation (MPP): macchinari che simulano ciò che accade normalmente all’interno del corpo umano, permettendo così un ricondizionamento. Per decenni il trasporto e la conservazione degli organi espiantati dai donatori e destinati al trapianto è avvenuto in contenitori pieni di ghiaccio. Questo metodo standard, chiamato ‘ischemia fredda’, limita in modo significativo l’intervallo di tempo fra l’espianto e il trapianto; mentre il sistema di MPP permette di mantenere gli organi fuori dal corpo per un tempo molto superiore. Il fegato è racchiuso in una sorta di scatola di perfusione a quattro gradi centigradi, in alternativa, viene perfuso con sangue caldo e ossigenato. Il sistema poi rappresenta un supporto al lavoro dell’equipe del professor Cillo, per interventi oncologici di resezione epatica effettuati all’esterno del corpo. «E’ un’apertura epocale – commenta il professor Cillo -. Questo tipo di macchina consente l’auto trapianto d’organo e ci aiuta a garantire al paziente una ripresa più sicura». 

Un’altra strada esplorata dall’Unità di Chirurgia Epatobiliare si ricollega con il robot Da Vinci, arrivato in Azienda ospedaliera nel 2018. «Abbiamo recentemente pubblicato la prima serie dell’Occidente di resezione robotica di colangiocarcinoma ilare, il cosiddetto tumore di Klatskin, localizzato esattamente al centro del fegato – conclude Cillo –. Ha dimensioni limitate, appena due centimetri, ma è molto difficile da asportare vista la sua posizione. L’intervento, infatti, richiede un’accurata ricostruzione delle vie biliari. Da grande intervento in chirurgia aperta, siamo riusciti a convertire l’operazione a mininvasività robotica e grazie alla magnificazione del Da Vinci eseguiamo minuscole e precise ricostruzioni bilari». 

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