Tumore al colon retto: la ricerca che regala la speranza

Si stima che ogni anno, solo in Italia, vengano diagnosticati oltre 50.000 nuovi casi di tumore al colon-retto.  Si tratta della terza patologia per incidenza negli uomini e la seconda per le donne, incidenza che aumenta con l’aumentare dell’età e, nella grande maggioranza dei casi, la diagnosi avviene in pazienti con età  superiore ai 50 anni, raggiungendo il picco intorno ai 70 anni.  

Dati recenti, tuttavia, evidenziano come in molti paesi, compresi diversi stati europei, i casi di tumore al colon riscontrati nella fascia di età dei giovani adulti (20-49 anni) sono in forte crescita: un fenomeno di cui non si sono ancora chiarite le cause ma che merita la massima attenzione.

Il tumore del colon-retto è al secondo posto come causa di mortalità dopo il tumore del polmone nell’uomo  e quello della mammella nella donna. 

Fortunatamente però il tumore del colon-retto è anche una delle patologie in cui si sono riscontrati maggiori passi avanti grazie alla diffusione di strumenti per lo screening e l’analisi precoce

La dott.ssa Francesca Battaglin è ricercatrice presso il Norris Comprehensive Cancer Center della University of Southern California, a Los Angeles. La dott.ssa Battaglin ha vinto per ben quattro volte un ASCO Merit Award (prestigioso premio internazionale che la Fondazione della Società americana di oncologia clinica assegna ai giovani ricercatori più promettenti, ndr) ed è uno dei nomi che sentiremo citare spesso finché il  genere umano combatterà la guerra contro il cancro. 

Dottoressa Battaglin qual è lo studio per cui è stata premiata e perché possiamo asserire che è così  innovativo? 

Lo studio per cui sono stata premiata riguarda le alterazioni dei meccanismi di segnale dei neurotrasmettitori  e dei segnali neuronali nel tumore del colon-retto. Negli ultimi tre anni l’oggetto della mia ricerca è stato, in  linea generale, lo studio di marcatori molecolari nei tumori gastrointestinali, in particolare l’analisi del valore  predittivo e prognostico di varianti genetiche, nello specifico single nucleotide polymorphisms, in pazienti  sottoposti a trattamento per neoplasie avanzate come il tumore del colon-retto metastatico.

In questo caso, tuttavia, la ricerca si è concentrata sulle alterazioni nell’espressione di specifici geni a livello tumorale e sulla loro associazione con altre caratteristiche del tumore stesso. È uno studio importante e innovativo, che supporta l’ipotesi che i geni in esame siano implicati nei meccanismi di metastasi e di modulazione del  microambiente tumorale. Ulteriori studi in questo senso potrebbero contribuire ad individuare possibili nuovi  approcci terapeutici, mirati a contrastare questi meccanismi nella lotta al tumore del colon-retto e ad altri tumori gastrointestinali. 

Quindi qual è la situazione attuale dei pazienti affetti da tumore al colon-retto e quali potrebbero essere  le prospettive future se questi studi si rivelassero efficaci? 

Purtroppo, in questo momento, in un numero significativo di casi queste malattie vengono ancora diagnosticate quando già in stadio avanzato. È importante che la gestione della diagnosi e della terapia venga condivisa da un gruppo multidisciplinare che comprenda diverse professionalità, per una presa in carico integrata e per un miglior percorso terapeutico individualizzato. La ricerca in questo settore sta facendo grandi passi avanti, basti pensare allo sviluppo negli ultimi anni di nuove terapie a bersaglio molecolare ed ai recenti risultati dell’immunoterapia nel trattamento dei tumori del colon-retto metastatici con instabilità microsatellitare. Questo, però, non è ancora abbastanza e lo sforzo della comunità oncologica si concentra sull’individuare nuove strategie terapeutiche, ottimizzare i farmaci disponibili e comprendere sempre più in dettaglio i meccanismi tumorali per sviluppare nuove cure e personalizzare i trattamenti.  

Per quale motivo il tumore al colon-retto è anche una delle neoplasie che si tarda di più a diagnosticare Quali sono i primi segnali che dovrebbero spingere una persona a farsi ulteriori controlli?

Il fatto è che, negli stadi precoci, il tumore del colon-retto è generalmente asintomatico o può dare una sintomatologia leggera e sovrapponibile a quella di molte altre condizioni addominali o intestinali. Possono manifestarsi per esempio diarrea alternata a stitichezza, stanchezza, perdita di peso, nausea, dolori addominali di tipo colico. Negli stadi più avanzati, i sintomi si fanno più specifici: può esserci perdita di sangue rosso vivo con le feci o evacuazione di abbondante muco con le feci e tenesmo (stimolo continuo all’evacuazione), ma anche stipsi severa od occlusione intestinale o anemia, dipende tutto da dove è  ocalizzato il tumore.  

La diagnosi viene fatta mediante colonscopia, che permette di diagnosticare tipo e sede della neoplasia, o  nel caso questo esame non sia possibile mediante clisma opaco con doppio contrasto/colonTC (esami radiologici). 

La ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF), poi, permette di individuare neoplasie del colon-retto in fase iniziale e asintomatiche, o addirittura in una fase ancora pre-tumorale di polipo intestinale (adenoma). Dovrebbe essere effettuata, quindi, ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni, al fine di effettuare una efficace diagnosi precoce secondo le procedure di screening individuate a livello nazionale e regionale. Da sottolineare in ogni caso che un test positivo non indica necessariamente l’esistenza di polipi o di un tumore intestinale, ma può essere dovuto a malattie molto diffuse quali ragadi anali, emorroidi o malattia diverticolare. Se il SOF è positivo è importante approfondire mediante una colonscopia che è il test più  accurato per individuare gli adenomi e il tumore del colon-retto perché permette la visione diretta dal colon, l’effettuazione di biopsie e, ove possibile, l’asportazione delle lesioni identificate.  

Quali fattori possono influire sul rischio di ammalarsi di tumore colorettale? 

Per quanto riguarda i tumori gastrointestinali diversi fattori di rischio, compresi fattori legati alla dieta ed alle abitudini di vita possono contribuire ad aumentare il rischio di sviluppare queste neoplasie; esistono inoltre  forme di predisposizione genetica e familiare allo sviluppo di questi tumori.  

Uno stile di vita corretto è fondamentale, per una buona prevenzione oncologica, sin dalla giovane età e deve restare costante per gli anni a venire. I principali fattori di rischio per lo sviluppo del tumore del colon-retto sono: l’eccessivo consumo di carni rosse e insaccati, farine e zuccheri raffinati, il sovrappeso, la sedentarietà,  la dipendenza dal fumo di sigaretta, l’elevato utilizzo di alcol e lo scarso apporto di fibre, frutta e verdura. 

Nella maggior parte dei casi (75-80%) il tumore del colon-retto non è associato ad alcuna familiarità (in questo caso si parla di carcinoma “sporadico”), mentre nel 15-20% dei casi si parla di una familiarità per tumore colorettale, ovvero nella stessa famiglia uno o più parenti sono affetti dallo stesso tipo di tumore, anche se non si può individuare un meccanismo di trasmissione geneticamente determinato della malattia.

Nel 3-5%  dei casi, infine, il carcinoma è ereditario, ossia la predisposizione al cancro è trasmessa geneticamente dai genitori ai figli (in questi casi l’età della diagnosi di tumore è generalmente inferiore). Riconoscere i casi di familiarità e soprattutto le famiglie con neoplasia colorettale ereditaria permette di impostare una  sorveglianza ottimale, riducendo la mortalità legata a questa patologia.

In queste situazioni, la prevenzione del cancro nei familiari deve avvenire effettuando una colonscopia nei genitori, fratelli e figli dei pazienti. In alcuni pazienti, per esempio quelli con uno o più parenti di primo grado con tumore del colon retto, lo screening dovrebbe iniziare prima: a 40 anni, oppure 10 anni prima dell’età alla quale la malattia è stata diagnosticata nel membro più giovane della famiglia che ha sviluppato il tumore.

Nel caso di sindromi ereditarie, invece, vi sono diverse indicazioni specifiche e rigorose per le procedure di screening e sorveglianza che in alcuni casi sono indicate fin dall’adolescenza, e possono includere diversi test clinici e strumentali volti alla diagnosi precoce non solo del tumore del colon-retto ma anche di neoplasie in altre sedi che possono verificarsi in questi soggetti predisposti.

Se in una famiglia si osservano molti casi di tumore compresi tumori del colon-retto, è opportuno effettuare una visita specialistica ed eventuale consulenza genetica per stabilire il percorso diagnostico ottimale, ivi inclusa la possibilità di effettuare test genetici  mirati, ed impostare eventualmente il successivo programma di sorveglianza più idoneo. 

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