Dall’osservazione della cornea un contributo alla ricerca dei fattori di rischio per cheratocono e glaucoma

Si dice che da uno sguardo si possano capire molte cose. Per combattere patologie come il cheratocono o il glaucoma, lo sguardo accurato di un oculista sui nostri occhi può cogliere la presenza di fattori di rischio, o le manifestazioni precoci di danni che, se non controllati, rischiano di mettere a repentaglio uno dei doni più preziosi di cui disponiamo, la vista. A questo scopo il prossimo 14 e 15 maggio in Prato della Valle a Padova a Dì Salute Weekend ci sarà anche Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus, Centro di riferimento per i trapianti di cornea e Centro di ricerca sulle malattie oculari, per una due giorni dedicata alla prevenzione, come conferma il direttore sanitario Diego Ponzin.

Dottor Ponzin, quali segnali si possono cogliere dall’osservazione della nostra cornea?

cheratocono e glaucoma
Il Dottor Diego Ponzin, direttore sanitario della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus

«La cornea è un tessuto di undici millimetri di diametro, una lente trasparente semplice solo in apparenza, di cui è bene prendersi cura. A Padova avremo la possibilità di effettuare uno screening volto a cercare, in una popolazione sana e asintomatica, anomalie della cornea ed in particolare anomalie della curvatura corneale e del suo spessore, ed eventuali alterazioni della pressione intraoculare. Un’osservazione volta alla diagnosi o prevenzione di patologie come il cheratocono e il glaucoma».

In queste patologie la prevenzione è particolarmente importante, perché?

«La cornea è la lente trasparente situata nella parte anteriore dell’occhio: osservando questo prezioso tessuto è possibile fare una valutazione che riguarda più malattie diverse. Se riscontrate in tempo, patologie come cheratocono e glaucoma hanno più probabilità di essere controllate e di avere un decorso migliore e più gestibile per il paziente. Uno dei fattori di rischio per il glaucoma per esempio è la pressione intraoculare, e la sua determinazione dipende anche dall’anatomia della cornea, che viene alterata nel cheratocono. Avremo la possibilità di effettuare esami come la tomografia e la topografia corneale e la misurazione della pressione intraoculare».

Il cheratocono è anche una delle principali cause che porta al trapianto. Che evoluzione ha avuto negli ultimi anni questo intervento?

«La ricerca in questo campo ci ha permesso di compiere passi da gigante, negli ultimi dieci anni la chirurgia in campo oftalmologico si è completamente trasformata. Un tempo si trapiantava l’intero spessore della cornea, oggi per curare il cheratocono è invece possibile sostituire solo la parte esterna del tessuto, preservando l’integrità dell’occhio e minimizzando la possibilità di rigetto. Allo stesso modo su altre patologie, come le distrofie corneali, è possibile intervenire sostituendo solo lo strato interno malato, spesso pochi millesimi di millimetro. Le banche degli occhi come la nostra oggi sono in grado di preparare tessuti oculari specifici e pronti all’utilizzo, con riduzione dei tempi di chirurgia e miglioramento dei risultati clinici. Questo affascinante campo di intervento è in piena evoluzione».

Dottoressa Massignan, in Prato della Valle vi occuperete di prevenzione del glaucoma. Quali sono i segnali da controllare?

«Il glaucoma rappresenta la seconda causa di disabilità visiva e cecità nei paesi industrializzati. É una patologia subdola ma irreversibile la cui causa principale è l’aumentata pressione intraoculare che porta alla morte delle cellule del nervo ottico con conseguenti alterazioni del campo visivo. Poiché il glaucoma non dà una sintomatologia apprezzabile, fondamentale è l’opportunità di eseguire uno screening (soprattutto nei soggetti con familiarità) grazie all’utilizzo di tonometri portatili che in pochi secondi indicano il valore della pressione oculare». 

Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, da oltre 30 anni sul campo per il bene della vista

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La sede della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto Onlus

Fondazione Banca degli Occhi del Veneto, ente non profit, da oltre trent’anni è uno dei principali punti di riferimento sul territorio nazionale ed internazionale per l’invio di tessuti oculari per trapianto. Dagli ospedali principalmente di Veneto e Friuli Venezia Giulia giungono i tessuti oculari provenienti da donatori, tessuti di cui la fondazione con sede al Padiglione Rama di Mestre si prende cura, attraverso un’attenta attività di selezione e lavorazione, che ha visto un’enorme evoluzione negli ultimi anni grazie all’apporto della ricerca, e che oggi permette di far giungere a 340 chirurghi tessuti corneali selezionati ad hoc per restituire la vista ogni anno a 3500 persone. Un’attività che poggia su un’unica base, la cultura della donazione, e che può contare sulla stretta sinergia con il Sistema Regionale Trapianti del Veneto e decine di operatori sanitari e associazioni che sul territorio operano per il dono.

La pandemia non ferma la donazione di cornee: 3000 famiglie dicono sì

cheratocono e glaucoma

Non sono bastati due anni di pandemia a fermare le donazioni di tessuti oculari, così nel 2021 sono state quasi tremila le famiglie che hanno detto sì alla donazione di cornee rendendo possibili 3.465 trapianti in tutto il territorio nazionale e in circa venti centri oftalmologici convenzionati all’estero. Fondazione Banca degli Occhi, oltre ad occuparsi di trapianto, cura e ricerca sulle malattie oculari, è impegnata nel territorio per sensibilizzare cittadini e istituzioni al tema della donazione dei tessuti oculari. Un’occasione preziosa non soltanto per migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma anche per donare valore e conforto a migliaia di famiglie, e trasformare un momento difficile come quello del lutto in un’occasione di gratuità e apertura alla vita.

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