I benefici della mototerapia nei pazienti oncologici

A coniare il termine “mototerapia” è stato nel 2009 Vanni Pinin Oddera, campione di motocross freestyle. Quando lo inventò si trovava nei corridoi dell’Ospedale Gaslini di Genova e, più precisamente, nei reparti di Ematologia ed Oncologia del nosocomio pediatrico.

A inizio marzo, proprio in quelle stanze in cui tutto ebbe inizio, Vanni è tornato. Accompagnato dal suo collega motociclista Maurizio Gerini e da Mattia Villardita nei panni di Spiderman, si è calato dalle finestre con l’aiuto di una gru. Ha sorpreso i bambini, coi volti appiccicati alle finestre e gli occhioni sgranati. Ha portato loro sollievo e sorrisi, segnando l’ultimo capitolo (per ora) del progetto “Freestyle Hospital” iniziato nel 2012.

Il modello “Freestyle Hospital”

Col progetto “Freestyle Hospital”, le moto sono entrate in ospedale. Un esperimento cominciato a Genova, poi esportato in 80 ospedali italiani e in due cliniche londinesi. Un esperimento che, durante il lockdown, è stato convertito in “Mototerapia Take-Away”: oltre 50.000 ragazzi disabili dall’inizio della pandemia hanno ricevuto a casa loro la visita di Vanni Pinin Oddera e delle sue moto.

Trentanovenne ligure, Vanni soffre della sindrome di Kartagener: i suoi organi interni sono invertiti. Il fegato si trova a sinistra, la milza dall’altra parte. Il cuore bradicardico è sulla destra della cassa toracica, e il suo volume è il doppio del normale. Ma lui non si è mai arreso. E ha scelto di aiutare gli altri. Il culmine del suo impegno al fianco dei più deboli è proprio il Freestyle Hospital e, più in generale, la mototerapia. Che, periodicamente portata in tutta Italia ma molto spesso in scena al Gaslini di Genova e al Regina Margherita di Torino, ha dimostrato di essere una vera terapia. Una terapia alternativa, con effetti sui piccoli pazienti ma anche sulle loro famiglie. Tanto che, persino all’estero, è stata notata e rischiesta.

Al Great Western Hospital di Swindow e all’Ancorns Children’s hospice di Worcester le moto hanno sfrecciato a 70 km/h. E Vanni ha commentato: “Ho trovato un’apertura che spesso non trovo da noi. In Italia alcuni ospedali sono gestiti da persone che seguono protocolli consolidati e non vogliono prendersi la responsabilità di fare qualcosa che vada oltre il consueto e conosciuto. In Inghilterra ho incontrato personale medico con voglia di provare e sperimentare. Ho incontrato giovani professionisti con la voglia di fare e di andare oltre l’abitudine acquisita, con l’unico obiettivo di dare benessere psicofisico ai loro pazienti”.

I benefici della mototerapia

La mototerapia, in gergo Freestyle Motocross Therapy (FMX Therapy), è stata oggetto di uno studio da parte dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, con il supporto della Fondazione Allianz Umana Mente e la direzione della dott.ssa Franca Fagioli.

Mototerapia oncologia pediatrica Gaslini

Al centro dell’indagine, poi pubblicata sull’European Journal Of Integrative Medicine, un campione di 50 pazienti con età media 9,2 anni (il 43% maschi e il 73% affetti da leucemia), di 50 genitori con età media 33,2 anni (l‘83% femmine) e di 25 operatori sanitari. Scopo dello studio, misurare attraverso un questionario la percezione del dolore nei bambini, le loro emozioni e sensazioni e la percezione del grado di autonomia e autosufficienza. Negli adulti, invece, sono stati valutati il livello dello stress e le emozioni.

Quanto emerso dallo studio è che, grazie alla mototerapia, la percezione del dolore e il livello di stress si riducono. Le emozioni negative si affievoliscono, quelle positive aumentano. Ed ecco che la FMX Therapy sembra porsi come un valido supporto per la medicina tradizionale. Le moto in reparto aiutano i piccoli pazienti e le loro famiglie a sopportare meglio le terapie. A distrarsi, grazie ad un’attività fuori dagli schemi che aiuta a sentirsi vivi. E che aumenta la voglia di esserlo.

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