Tumori: speranza di cura dalla rieducazione cellulare

Al giorno d’oggi tutta la ricerca scientifica più avanzata a livello mondiale condivide l’idea che la malignità dei tumori sia legata alla presenza di cellule staminali alterate. Numerose ricerche provenienti da tutto il mondo hanno infatti evidenziato che alla base dei tumori maligni vi siano vere e proprie cellule staminali tumorali, fortemente resistenti ai trattamenti farmacologici di chemioterapia e radioterapia. Nell’ambito di una neoplasia vi possono essere cloni cellulari diversi: solitamente quando un tumore non guarisce nonostante terapie tradizionali ma si riduce solo di forma e dimensione, per poi tornare in recidiva e metastatizzare, è perché contiene cellule staminali tumorali: contro di esse finora non sono ancora state trovate terapie veramente efficaci. 

Il Professor Pier Mario Biava

Dati che fanno ben sperare sono legati alla riprogrammazione cellulare, ossia a terapie che puntano ad una vera e propria “rieducazione” della cellula per riportarla ad una condizione fisiologica corretta

Se queste ricerche, come sembra altamente probabile, allevieranno la sofferenza del genere umano o magari saranno la tanto desiderata cura definitiva contro il cancro lo scopriremo solo in un futuro, speriamo quanto più possibile prossimo. Fatto sta che già la sola speranza trasmessa da queste ricerche, è in grado di portare ottimismo. 

Il Professor Pier Mario Biava ha dedicato oltre vent’anni di carriera allo studio della riprogrammazione delle cellule staminali tumorali ed è un vero innovatore nella medicina ed un instancabile ricercatore. In PubMed, la principale banca dati del mondo scientifico, dove vengono riportati solo gli articoli pubblicati sulle più importanti riviste internazionali sono presenti molte sue pubblicazioni.  

Professor Biava, possiamo quindi iniziare a pensare che i tumori siano patologie reversibili? 

Sì, possiamo dirlo: c’è una riprogrammazione possibile che non distrugge la cellula tumorale ma le insegna il cammino da fare per ritornare ad essere una cellula fisiologicamente normale. Ci sono molte pubblicazioni che trattano la riprogrammazione delle cellule staminali tumorali, è senza dubbio il prevalente lavoro nella ricerca scientifica, ma purtroppo non è ancora attuale a livello clinico (prima che la ricerca di base venga trasferita a livello clinico passano, a volte, molte anni, ndr). Fanno ben sperare le ricerche su trattamenti chemioterapici combinati ad interventi di riprogrammazione: ad esempio nel tumore del colon l’efficacia di un chemioterapico specifico come il 5 Fluoro uracile nel contrastare il tumore è del 35% quando usato da solo, ma quando associato ai fattori di differenziazione cellulare passa al 98%.

La riprogrammazione cellulare non è un’alternativa ai trattamenti clinici, come appunto chemioterapia o radioterapia, ma è senz’altro una terapia complementare che ne aumenta l’efficacia.

Quali sono le difficoltà più grandi nel proporre questo genere di terapia? 

Le difficoltà maggiori sono legate alle malattie tumorali perché dal punto di vista terapeutico sono malattie di diverse tipologie, seppur condividono meccanismi patogenetici comuni. Se pensiamo ad una terapia di riprogrammazione va tenuto conto che ogni neoplasia va trattata con interventi mirati, praticamente fatti a misura di paziente e del tumore che presenta. Non stiamo invece riscontrando nessuna difficoltà ma solo grandi risultati con la rigenerazione tessutale nel recupero delle malattie neurodegenerative (come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson o la Sclerosi Multipla…). 

Che risultati si possono ottenere con la rieducazione dell’informazione cellulare e soprattutto cosa prevede la terapia?

Nell’epatocarcinoma (tumore primitivo del fegato) in fase intermedio-avanzata abbiamo avuto il 20% di regressioni ed il 16% di stabilizzazione della malattia con un aumento significativo della sopravvivenza di tutti i pazienti che hanno risposto al trattamento: da una prognosi infausta di 8-10 mesi, si è passati ad una sopravvivenza di oltre 5 anni per il 65% dei pazienti. 

Risultati ancora più brillanti si hanno sempre con la riprogrammazione cellulare senza trapianto di cellule staminali nella rigenerazione dei capelli, dove il problema viene risolto nel 100% dei pazienti trattati.

Ma sono in corso anche altre ricerche con risultati che fanno ben sperare: come per il trattamento dell’ipoacusia neurosensoriale (sordità dovuta a lesione irreversibile del nervo acustico, ndr) o nella cura delle retinopatie essudative (patologia senile in cui viene offuscata la visione davanti al nervo ottico, un esempio è la maculopatia ndr), in questi casi c’è stato il recupero dell’udito o della vista in quasi la totalità dei pazienti trattati. 

La terapia è assolutamente non invasiva e prevede l’utilizzo di prodotti ed integratori naturali, dunque il trattamento non ha effetti collaterali negativi. 

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