Tre mesi, trentacinque pazienti con emicrania e un regime alimentare chetogenico, capace di migliorarne sensibilmente la qualità di vita. Un passo alla volta, prendono forma i risultati dello studio avviato dalla Clinica Neurologica del Dipartimento di Area Medica DAME dell’Università di Udine, presentato al recente convegno “Nutrizione, neuro-infiammazione e neuro-degenerazione”, organizzato a Bibione (Venezia), con il supporto di Metagenics Academy. La strada intrapresa conferma gli approcci nutrizionali chetogenici quali alleati preziosi per fronteggiare gli stati infiammatori.
Ne parliamo con la Professoressa Mariarosaria Valente, della Clinica Neurologica dell’Università di Udine, responsabile scientifica del progetto.
Professoressa, partiamo da che cosa si intende per dieta chetogenica?
«In questo studio abbiamo applicato ai nostri pazienti una dieta che mira a creare nell’organismo uno stato di chetosi, condizione che si viene normalmente a creare nel digiuno, quando esaurite le riserve di glucosio, più precisamente di glicogeno, l’organismo crea corpi chetonici a partire dai grassi di deposito».
Che vantaggio hanno per l’organismo i corpi chetonici?
«I corpi chetonici rappresentano un super carburante per tutte le cellule, anche per le cellule nervose. Possiamo definirle un super carburante perché producono più energia con meno scarti. Le cellule nervose riescono a utilizzare l’energia dei corpi chetonici in maniera particolarmente veloce e questo si traduce in un effetto antinfiammatorio. In questo senso, tutti gli approcci nutrizionali che hanno un effetto chetogenico risultano particolarmente efficaci nel contrasto della neuro-infiammazione e della neuro-degenerazione.
Il regime risulta quindi utilissimo nell’emicrania, che è una malattia ad alterato metabolismo cerebrale, ma anche nella sclerosi multipla che è una malattia neuro-infiammatoria. Questo perché la neuro-degenerazione è sostenuta da un’infiammazione cronica di basso grado. Entrambe le situazioni, e molte altre ancora, si prestano all’applicazione di questo tipo di regime alimentare. Da anni mi occupo di neuro-nutrizione e ritengo che accompagnare i pazienti con un’alimentazione adeguata, come pure con una cura allo stile di vita, possa incidere profondamente anche sull’efficacia della terapia farmacologica».
Chi avete coinvolto nel vostro studio?
«Abbiamo arruolato 35 pazienti emicranici per tre mesi, qualcuno ha continuato anche più a lungo. La loro dieta è stata modulata in base alle specifiche esigenze di ciascuno. Per alcuni, che avevano anche la necessità di perdere peso, è stata introdotta una very low calories chetogenic diet. Per tutti il regime dietetico è stato formulato per produrre, come detto precedentemente, corpi chetonici. La dieta chetogenica è una dieta normoproteica, drasticamente ipoglucidica, iperlipidica. Questo non deve fare pensare minimamente all’introduzione di grassi non salutari. I lipidi utilizzati sono i cosiddetti grassi buoni. In presenza di questi grassi, il fegato produce corpi chetonici, che come e abbiamo detto, rappresentano un super carburante».
Niente fai da te, quindi?
«I dati raccolti ad oggi sono certamente confortanti e testimoniano l’indubbia efficacia di questo protocollo che dev’essere fatto solo ed esclusivamente da personale esperto e come profilassi, fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. La dieta che abbiamo formulato è stata tagliata su misura per ogni paziente e stilata attentamente da personale esperto. I pazienti sono stati monitorati e accompagnati anche nella fase successiva di transizione verso una dieta a basso indice glicemico».
Quali sono stati i risultati ottenuti?
«Possiamo certamente affermare che c’è stata una risposta positiva in termini di riduzione di numero di cefalee al mese, riduzione significativa degli attacchi emicranici, riduzione del ricorso a farmaci sistemici. Nei pazienti obesi c’è stato anche un sensibile calo ponderale e in generale i pazienti hanno riferito un miglioramento del sonno e della percezione della qualità di vita».
In tutto questo il microbiota che ruolo svolge?
«La dieta chetogenica modifica positivamente il microbiota, che rappresenta una specie di nicchia ecologica contenuta nel nostro intestino e formata da vari microrganismi, batteri, funghi, protozoi, virus. L’enorme superficie del nostro intestino è popolata da trilioni di microrganismi. Si comprende quindi la portata del sistema, che tra le varie funzioni si occupa di controllare l’infiammazione e la risposta immunitaria. Alimentazione, sonno e attività fisica sono in grado di modificare il microbiota».
La dieta chetogenica è stata sperimentata anche per la fibromialgia?