Protesi di caviglia: ad Abano il primato europeo per una nuova tecnica in 3D

Primato europeo per il Policlinico Abano e per l’equipe fondata dal dottor Antonio Volpe. La struttura di Abano Terme (Padova), che vanta una delle più ampie casistiche di interventi protesici dell’articolazione della caviglia, introduce per prima tra i paesi europei, una nuova tecnica di impianto di protesi totale di caviglia che prevede un approccio “personalizzato” e in 3D. La procedura, grazie all’elaborazione tridimensionale delle immagini della tac e alla guida per il taglio importata dagli Stati Uniti e realizzata su misura, consente di eseguire un allineamento osseo con precisione millimetrica. «Con questa metodica, impiegata da professionisti con lunga esperienza – spiega il dottor Volpe – si limitano al massimo gli errori umani correlati al gesto chirurgico e si ottiene il miglior risparmio possibile di tessuto osseo». 

Protesi totale della caviglia ad altissima precisione e su misura

La procedura di protesi di caviglia impiegata già per dieci pazienti dall’unità funzionale di Chirurgia del Piede e della Caviglia del reparto di Ortopedia e Traumatologia si basa sulla preparazione di un’accurata pianificazione pre-intervento che utilizza le immagini tridimensionali della tac della caviglia da operare, inviate negli Stati Uniti in un laboratorio a Memphis, nel Tennessee, specializzato nella realizzazione di guide per il taglio osseo “su misura”.

Questa tecnica innovativa per la protesi di caviglia – sviluppata da Stryker, oggi una delle aziende di tecnologia medica più importanti del mondo, fondata nel 1941 dal dottor Homer Stryker, chirurgo ortopedico statunitense, che proprio nell’esercizio della sua professione si rese conto che alcuni prodotti medici non rispondevano alle esigenze dei suoi pazienti, iniziando ad inventarne di nuovi – è impiegata in caso di grave artrosi post-traumatica conseguente a pregresse fratture e nell’artrosi avanzata di caviglia, per le quali è indicato il posizionamento di una protesi totale. Si tratta di patologie che causano molto dolore e limitano in maniera significativa la deambulazione, con conseguente zoppia, e lo svolgimento delle attività quotidiane.

Il team di lavoro del Policlinico Abano sulla protesica di caviglia

L’équipe, fondata dall’ortopedico Antonio Volpe, ora senior consultant della struttura, e gestita da Andrea Valcarenghi dal 2020, referente della chirurgia protesica, composta anche da Marco Zamperetti, referente della chirurgia mininvasiva e artroscopica, ha fatto da apripista in Italia nell’utilizzo di questa procedura in continua evoluzione.

La caviglia è un’articolazione dalla biomeccanica particolare. Ha una superficie molto piccola, che subisce sollecitazioni importanti legate al carico che ciascuno di noi produce a ogni passo. Inoltre, a differenza delle articolazioni di ginocchio e anca che sono isolate, la caviglia è inserita in un contesto di collegamento tra gamba e piede, messi a loro volta in contatto dall’articolazione tibio-tarsica. Ecco perché programmare un intervento di protesi di caviglia non è così semplice e occorre mettere in conto una serie di fattori secondari all’assetto del piede o all’allineamento delle estremità di tibia e perone. 

La pianificazione dell’intervento di protesi di caviglia al Policlinico Abano

Dopo la valutazione clinica del paziente, si procede all’acquisizione di una tac tridimensionale della caviglia e del ginocchio che permette una rilevazione precisa e accurata dell’arto e all’invio negli Stati Uniti. Una volta studiato accuratamente il caso, gli ingegneri del laboratorio americano progettano le guide che serviranno per il posizionamento della protesi di caviglia.

Solo a seguito dell’approvazione da parte del chirurgo ortopedico viene avviata la produzione dei componenti “custom made”. In sala operatoria, infine, si procede all’intervento grazie all’utilizzo di un sistema di centraggio radiologico che permette un corretto posizionamento delle guide e di collocare la protesi così come è previsto dal modello virtuale.

«Questo strumento – spiega il dottor Valcarenghi – offre al chirurgo la soluzione per un trattamento personalizzato dei pazienti affetti da artrosi di caviglia. Si riducono, infatti, i tempi di intervento e di recupero post-operatorio e l’esposizione radiologica. Conseguentemente, saranno più brevi il ricovero e la ripresa della mobilità. Inoltre, la minore esposizione tessutale consente un miglior controllo del dolore dopo l’operazione».

Quanto dura la degenza dopo la protesi totale di caviglia

Nella protesi di caviglia con tecnica 3D la degenza media dura, in genere, due o tre giorni, ed è seguita dalla riabilitazione fisioterapica, in collaborazione con il reparto di Riabilitazione Funzionale, a circa tre settimane dall’intervento. In questo periodo il paziente deve indossare un tutore di immobilizzazione, che può essere rimosso per le medicazioni e per eseguire esercizi di mobilizzazione della caviglia da iniziare già dopo una settimana dall’operazione.

«È fondamentale – conclude il dottor Volpe – poter offrire a un paziente con artrosi tibio-tarsica post-traumatica caratterizzata da significativo dolore e autonomia deambulatoria compromessa una soluzione che raggiunga gli stessi risultati ottenuti dalla moderna ortopedia a livello delle altre articolazioni maggiori portanti e cioè ottenere un’ottimale funzionalità della tibio-tarsica da operare, eliminare o ridurre il dolore e garantire risultati duraturi nel tempo».

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